
Secondo Dick Marty, consigliere agli Stati ticinese ed ex relatore del Consiglio d'Europa per le prigioni segrete della CIA, la Svizzera non ha nulla da temere dall'eventuale accoglienza accordata a qualche detenuto del carcere di Guantanamo. Lo afferma in un'intervista rilasciata a swissinfo."Chi può affermare in maniera credibile che la sicurezza della Svizzera o dei cantoni è messa in pericolo solo perché accogliamo tre persone di Guantanamo?", si è chiesto il senatore liberale radicale, che commenta: "In questa storia c'è una cosa che mi disturba: se si trattasse di tre miliardari russi sospettati di contatti con la mafia, sarebbero accolti senza tante domande".Sul perché in un primo momento Berna abbia respinto (lo scorso novembre) la richiesta di asilo di tre detenuti di Guantanamo e poi si sia dichiarata disponibile, Marty afferma: "la prima decisione è stata presa da un autorità amministrativa, l'Ufficio per le migrazioni, la seconda dalla più alta autorità politica. Avrei comunque preferito che questa decisione fosse presa fin dall'inizio, senza aspettare la nuova amministrazione USA".Stando al consigliere agli Stati, "ogni giorno è un giorno in più che delle persone innocenti devono passare in una prigione illegale. Chi ha un minimo di senso della giustizia dovrebbe riflettere su questa situazione".Quanto al fatto che i cantoni mettono in guardia dai rischi derivanti dal concedere asilo a chi uscirà dal carcere di Guantanamo, Marty risponde così a swissinfo: "Ipotizziamo che io a causa di un scambio di persona o per una diagnosi sbagliata finisca in un manicomio. Poi improvvisamente i medici dicono: «Quest'uomo non deve stare qui, bisogna farlo uscire». E io esco. Poi tutti dicono che sono pazzo e malato, perché sono stato in un istituto psichiatrico. In uno stato di diritto, questo tipo di reazioni mi sembra inaccettabile".ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

