
La Svizzera vuole contribuire alla chiusura della contestata prigione di Guantanamo: con questo argomento la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey difende oggi sulla "NZZ am Sonntag" la proposta del Consiglio federale di esaminare la possibilità di accogliere alcuni prigionieri degli USA detenuti sull'isola di Cuba in violazione dei diritti umani. I cantoni appaiono però scettici: sulla "SonntagsZeitung" Karin Keller-Sutter - vicepresidente della Conferenza dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia - prevede "grossi problemi".Secondo Calmy-Rey gli Stati Uniti hanno bisogno degli altri Stati per risolvere il problema di Guantanamo. "Abbiamo sempre detto che bisogna combattere il terrorismo internazionale rispettando i diritti umani: per questo motivo abbiamo continuato a criticare Guantanamo e ora siamo disponibili ad aiutare gli Stati Uniti", ha dichiarato alla "NZZ am Sonntag".Tale proposta è dettata da motivi umanitari, ha aggiunto la ministra degli esteri, non disdegnando comunque gli effetti positivi che un'eventuale accoglienza potrebbe avere sul contenzioso fiscale tra USA e UBS e sulla piazza finanziaria elvetica.La consigliera di Stato sangallese Keller-Sutter afferma però che un gesto del genere non sarà in grado di allentare la tensione diplomatica. A suo avviso la proposta elvetica è motivata politicamente da interessi interni e creerebbe notevoli difficoltà, riguardanti ad esempio gli indennizzi, la sicurezza e la reintegrazione sociale dei detenuti. Pur approvando la chiusura di Guantanamo in nome del rispetto dei diritti umani, la politica liberale-radicale giudica la questione di competenza degli Stati Uniti.Sulla base di colloqui effettuati con altri rappresentanti cantonali, Keller-Sutter conclude pertanto che sarà difficile trovare cantoni disposti ad accogliere i detenuti di Guantanamo, tra cui i tre la cui domanda d'asilo è tuttora pendente in Svizzera dopo un primo rifiuto deciso in novembre.ATS
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