
Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) afferma che la lobby degli armamenti lo ha spiato: una società di relazioni pubbliche zurighese, che contesta i fatti, avrebbe infiltrato una informatrice in occasione di una riunione di preparazione alla campagna per l'iniziativa contro l'esportazione di armi del GSsE. Quest'ultimo esamina la possibilità di avviare un'azione legale. Secondo quanto ha riferito il GSsE alla stampa oggi a Berna, l'agenzia di pubblicità Farner, che lavora regolarmente per il settore delle armi, in giugno ha inviato una talpa a spiare una riunione di preparazione della campagna per l'iniziativa in votazione il prossimo 29 novembre. La sospetta informatrice si è presentata come una studentessa di politologia che doveva raccogliere materiale per un seminario. "In realtà aveva già concluso gli studi e, come collaboratrice indipendente della Farner, ha racimolato informazioni sulla nostra strategia di campagna", ha spiegato il segretario del GSsE Tom Cassee. Il GSsE ha criticato aspramente tale modo di agire "illiberale" e ha inoltrato oggi una nota di protesta alla Farner. Nel testo si chiede fra l'altro di fornire dettagli sul materiale raccolto e la sua utilizzazione nonché le restituzione di un "faldone sottratto con l'inganno" contenente materiale confidenziale sulla campagna di votazione. D'altro canto, l'associazione antimilitarista chiede all'industria delle armi di togliere alla agenzia zurighese il mandato per la campagna di voto contro l'iniziativa anti-esportazione. ATS
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