
Il tema delle aggregazioni rimane di grande attualità nei Grigioni: dall'inizio del 2008 il numero dei comuni è sceso da 203 a 180 e il processo di concentrazione continuerà ancora. Dieci anni or sono le fusioni erano ancora tabù, oggi le discussioni hanno perso il loro carattere emotivo: sono le stesse comunità di base ad aver sviluppato la convinzione che occorra lavorare insieme, ha spiegato all'ATS Simon Theus, dell'ufficio cantonale dei comuni. Negli ultimi due anni i Grigioni sono stati i più attivi fra i quattro cantoni svizzeri che sul loro territorio, hanno più comuni, sottolinea Theus. La strategia del governo retico è evitare le fusioni coatte, sostenendo però a livello finanziario e di personale le comunità che vogliono unire il loro destino: negli ultimi dieci anni sono stati investiti a questo scopo 40 milioni di franchi. Le aggregazioni vengono preparate con cura e forse questo spiega l'elevato tasso di successo alle urne: negli ultimi anni solo una fusione è fallita, quella dei nuovi comuni nella valle del Oberhalbstein (che comprende anche Bivio, dove l'italiano è lingua ufficiale). In generale il tema rimarrà comunque d'attualità: sono circa 90 i comuni più o meno concretamente interessati a fusioni. Secondo il consigliere di stato Martin Schmid, a medio termine una riduzione a 100 è realistica: ottimale sarebbe però scendere a meno di 50. Secondo Schmid le fusioni non mettono in pericolo l'autonomia comunale: al contrario la rafforzano, per esempio nel campo della scuola, dei pompieri e della gestione dei boschi. Il governo cantonale presenterà quest'anno un rapporto sull'argomento. ATS
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