
La direttrice dell'Ospedale universitario di Zurigo (USZ), Monika Jänicke, ha espresso in un'intervista la propria gratitudine nei confronti dell'informatore che ha dato il via alle indagini sulle irregolarità riscontrate presso la clinica di cardiochirurgia. «Merita tutto il nostro rispetto», ha dichiarato Jänicke alla SonntagsZeitung. Il «whistleblower» - un ex cardiochirurgo della medesima clinica - aveva segnalato pubblicamente le irregolarità e in seguito aveva sollevato più volte la questione, sottolinea la direttrice dell'USZ nell'intervista.
Lui ha perso il lavoro
Jänicke non ha voluto commentare il fatto che in questa vicenda l'informatore abbia perso il posto di lavoro. Si tratta di una questione del passato, ha affermato Jänicke, che è diventata direttrice dell'USZ soltanto successivamente, nel 2023. La questione del risarcimento sarà sicuramente inclusa nell'analisi del rapporto pubblicato martedì scorso, ha dichiarato.
Maisano è primario al San Raffaele
L'indagine amministrativa ha riscontrato gravi carenze nella clinica di cardiochirurgia e ha dimostrato un tasso di mortalità superiore alla media. Secondo i dati, nel periodo tra il 2016 e il 2020, su circa 4.500 interventi chirurgici, si sono verificati da 68 a 74 decessi in più rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare statisticamente.
In quegli anni la clinica zurighese di cardiochirurgia era diretta dal professore italiano Francesco Maisano, che è stato sollevato dall'incarico nel 2020 e oggi è primario all'ospedale San Raffaele di Milano. Al centro dello scandalo vi è il cosiddetto «Cardioband», una protesi di valvola cardiaca sviluppata da una società in cui Maisano aveva una partecipazione, il cui utilizzo potrebbe essere correlato con l'eccesso di morti evidenziato dal rapporto.
Prematuro parlare di risarcimenti
È ancora troppo presto per parlare di un risarcimento per le vittime e i loro familiari, ha affermato ancora Jänicke. «Ma potrebbe diventare un tema di discussione».

