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Svizzera
Graduata rilevata da giovane pagato meglio: "Non è discriminazione"
Graduata rilevata da giovane pagato meglio: "Non è discriminazione"
Graduata rilevata da giovane pagato meglio: "Non è discriminazione"
Redazione
8 anni fa
Il Tribunale amministrativo federale (TAF) non ha rilevato una discriminazione salariale basata sul sesso

Una graduata dell'esercito è stata rimpiazzata da un successore di nove anni più giovane che ha ricevuto una paga iniziale superiore del 12,5%. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) non ha rilevato una discriminazione salariale, pur ritenendo "discutibili" alcune argomentazioni dell'esercito.

La querelante si era rivolta all'alta corte con sede a San Gallo per verificare se ci fosse stata una discriminazione salariale basata su sesso e chiedere un pagamento retroattivo della differenza di paga ingiustificata.

La donna sottolineava che il suo successore era nettamente più giovane, non disponeva di un diploma in economia aziendale, era privo di competenze in diritto militare, ne aveva solo molto limitate in diritto amministrativo e nessuna nella creazione di regolamenti.

Nella sentenza pubblicata oggi, il TAF nota però che l'uomo aveva un'esperienza direttiva e professionale con funzioni rilevanti nettamene più lunghe. Egli aveva occupato un posto dirigenziale per nove anni, lavorato nell'ambito della creazione di norme giuridiche, dell'applicazione legislativa e quale consulente legale.

Tutto ciò per il TAF costituisce una giustificazione obiettiva per una retribuzione iniziale maggiore. Inoltre tra il momento dell'assunzione della donna e quello del suo sostituto è stato cambiato il sistema salariale.

Agli occhi della corte federale alcune argomentazioni dell'esercito lasciano però molti dubbi. Ad esempio, sono stati tenuti in considerazione per una riduzione della paga iniziale sia il colloquio poco convincente con la postulante, sia i certificati di lavoro dei precedenti datori che esprimevano dubbi sulla sua idoneità per il posto in questione.

Il TAF ha poi ricordato allo Stato maggiore dell'esercito che la parità salariale è un diritto costituzionale inderogabile. Non è quindi una motivazione valida che la querelante abbia accettato una paga inferiore al momento della firma del contratto di lavoro. Al contrario di quanto addotto dall'esercito, il consenso a una data remunerazione non costituisce una valida rinuncia al diritto di parità salariale.

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