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Lo studio
Gli svizzeri temono un futuro senza corrente e guardano al nucleare
© CdT/ Chiara Zocchetti
© CdT/ Chiara Zocchetti
Red. Online
6 ore fa
Secondo l'ultimo sondaggio, la popolazione vuole una politica energetica pragmatica per la sicurezza dell'approvvigionamento – L'Associazione delle aziende elettriche svizzere: «Tocca alla politica: reagire rapidamente, agire con coerenza e prendere le decisioni necessarie»

La preoccupazione per la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico in Svizzera cresce sensibilmente, e con essa la richiesta di soluzioni rapide ed efficaci. Secondo un sondaggio condotto da gfs.bern su incarico dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES), la popolazione svizzera si dimostra sempre più aperta alle tecnologie ed è disposta a stabilire chiare priorità a favore di un’energia elettrica sicura e accessibile.

Lo studio

La preoccupazione della popolazione svizzera è in netto aumento: il 58% dichiara di essere preoccupato per la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico a lungo termine della Svizzera (rispetto al 51% del 2025). Allo stesso tempo cresce la pressione sulla politica energetica: il 67% ritiene che la transizione energetica sia troppo lenta, mentre il 64% dubita che le energie rinnovabili da sole siano sufficienti a coprire il fabbisogno di energia elettrica.

Nel trilemma tra sicurezza dell'approvvigionamento, prezzo e clima, le priorità sono chiare: la sicurezza dell'approvvigionamento rimane la preoccupazione principale (45%), seguita dal prezzo (32%) e da una produzione energetica climaticamente neutra (21%), che tre anni fa occupava ancora il secondo posto. Ciò dimostra che le priorità della popolazione hanno subito un notevole spostamento.

Aperta alle nuove tecnologie

Di fronte a queste preoccupazioni, la popolazione adotta un approccio pragmatico: è attenta ai costi e si mostra più aperta alle diverse tecnologie disponibili, con la chiara volontà di evitare carenze di energia elettrica. Per Michael Frank, direttore di AES, il messaggio è chiaro: «La popolazione vuole finalmente soluzioni concrete per garantire l’approvvigionamento elettrico ed è disposta a superare le divisioni ideologiche».

In questo contesto, la produzione nazionale di energia elettrica si sta affermando sempre più come leva fondamentale: il 58% dichiara di essere disposto ad accettare compromessi in materia di tutela ambientale per rafforzare la produzione locale. Martin Schwab, presidente di AES, spiega: «Se non agiamo con maggiore determinazione fin da ora, mancheremo chiaramente gli obiettivi di approvvigionamento. La popolazione se ne è resa conto. Ora tocca alla politica: reagire rapidamente, agire con coerenza e prendere le decisioni necessarie».

L’Indice svizzero di approvvigionamento conferma questa constatazione, scrive ancora l'AES: con un valore previsto di 69 punti su 100 nel 2050, la Svizzera non raggiungerà i propri obiettivi di approvvigionamento senza misure aggiuntive.

L'energia nucleare guadagna consensi

L’evoluzione più evidente riguarda l’energia nucleare: per la prima volta, la metà degli intervistati dichiara di preferire una nuova centrale nucleare a una moltitudine di altri impianti di produzione di energia rinnovabile (+9 punti percentuali). Il 79% è inoltre favorevole al proseguimento dell’esercizio delle centrali esistenti, purché siano sicure, e il 59% ritiene sensata la costruzione di centrali di nuova generazione.

Anche nel 2026 le energie rinnovabili potranno contare su un ampio sostegno. Tuttavia, se lo sviluppo delle energie rinnovabili non sarà sufficiente a garantire l’approvvigionamento elettrico, la popolazione svizzera continuerà a preferire le centrali nucleari (58%, +9 pp.) rispetto alle centrali a gas (26%), scrive AES. Questo andamento si riflette anche nel dibattito politico sull’iniziativa contro i blackout e sul suo controprogetto indiretto. Se oggi si votasse sul controprogetto, che prevede l’abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari, il 50% della popolazione lo approverebbe.

Ampio sostegno all’accordo sull’elettricità

Il sostegno all'accordo sull'energia elettrica con l'UE rimane elevato in tutti gli schieramenti politici, nonostante un leggero calo rispetto al 2025. Anche se il 66% continua a sostenere questo accordo, le opinioni riguardo ai suoi effetti concreti, in particolare sui prezzi e sulla sovranità, sono più diversificate. L’accordo con l’UE è visto soprattutto come uno strumento centrale per la sicurezza dell’approvvigionamento del nostro Paese: il 71% lo ritiene importante per garantire le importazioni di energia elettrica in inverno.

Differenze regionali nei risultati

Lo studio evidenzia differenze regionali. Nella Svizzera romanda le preoccupazioni relative ai costi e all’ambiente sono particolarmente marcate. Nella Svizzera tedesca l’approccio sembra essere più pragmatico, con una maggiore apertura nei confronti delle diverse tecnologie di produzione.

Dal 2022 l'istituto di ricerca politica e di comunicazione gfs.bern conduce, su incarico di AES, un sondaggio annuale tra la popolazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento e la politica energetica.

L’ATA chiede di concentrarsi sulle energie rinnovabili e sulla svolta nel settore dei trasporti

«Le nuove centrali nucleari sono una via sbagliata»

Da domani, il Consiglio nazionale discuterà sull’abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari. L’Associazione traffico e ambiente (ATA) respinge questo cambiamento di rotta: «Le nuove centrali nucleari non contribuiscono a risolvere le attuali sfide in materia di politica energetica, bensì costituiscono una manovra diversiva costosa e rischiosa».

«Il Consiglio nazionale deve assolutamente abbandonare la strada sbagliata intrapresa dal Consiglio degli Stati», afferma Thomas Ruckstuhl, vicepresidente dell’ATA. «La Svizzera adesso ha bisogno d’investimenti in energie rinnovabili, di efficienza e di un sistema energetico intelligente, ma non di nuove centrali nucleari costruite sulla base di convinzioni sbagliate, finanziate a credito e gestite con rischi».

«Chi oggi mira ad annullare il divieto sulle centrali nucleari punta su una tecnologia che già ieri era troppo costosa e che domani arriverà troppo tardi. In tal modo viene impedito proprio ciò di cui la transizione energetica ha urgente bisogno: la sicurezza della pianificazione», prosegue Ruckstuhl.

È lecito presupporre che le nuove centrali nucleari non potrebbero contribuire all’approvvigionamento energetico prima del 2050. Tuttavia, fino a quella data, il traffico dovrà già essere stato elettrificato e ridotto, come deciso dal popolo con la legge sulla protezione del clima.