
Solo una soluzione mista, basata su un aumento dell'IVA e dei contributi salariali, garantirebbe un finanziamento equilibrato e solidale della tredicesima mensilità AVS. Ne resta convinto il Consiglio degli Stati, che ha tuttavia proposto un compromesso al Nazionale.
Lo scorso giugno gli Stati avevano già approvato un finanziamento misto, ma a settembre il Nazionale aveva preferito scegliere il solo aumento dello 0,7% dell'IVA fino al 2030.
Illustrando le proposte della commissione preparatoria, il suo relatore Erich Ettlin (Centro/OW) ha spiegato che secondo i calcoli più recenti, la 13esima AVS costerà 4,2 miliardi nel 2026, 4,5 miliardi nel 2030, per poi salire a 5,4 miliardi entro il 2040. «Si tratta dunque di una sfida», ha sostenuto, aggiungendo che un punto percentuale di IVA genera circa 3,7-4 miliardi, mentre un punto percentuale di trattenute salariali ne genera circa 5.
Parlando della soluzione sul tavolo, Ettlin ha chiesto al plenum di restare fedele alla soluzione mista, che prevede un aumento sia dei contributi salariali sia dell'IVA. Un approccio definito equilibrato e corretto. L'incremento dell'IVA comporta infatti un contributo anche da parte dei pensionati, mentre l'aumento delle percentuali sui salari favorisce una redistribuzione, con i redditi più elevati che sostengono quelli più bassi.
Durante le discussioni una minoranza ha tentato invano di finanziare la tredicesima unicamente tramite l'IVA. «L'aumento dei contributi salariali non è una misura tecnica, ma di fatto una nuova tassa sul lavoro, inopportuna in una fase in cui il potere d'acquisto è sotto pressione e l'economia svizzera fatica a mantenere la propria competitività», ha sostenuto Josef Dittli (PLR/UR). In molte PMI semplicemente non esistono riserve sufficienti per assorbire un nuovo aumento dei prelievi salariali senza conseguenze, ha aggiunto Fabio Regazzi (Centro/TI).
Questo tipo di finanziamento è per Dittli profondamente iniquo: esclude completamente i pensionati e accentua la già significativa redistribuzione dai giovani agli anziani, destinata ad aumentare ulteriormente per ragioni demografiche.
La proposta della minoranza - un aumento temporaneo dell'IVA dello 0,7% (fino al 2033, o al 2030 secondo il Consiglio nazionale) - rappresenta una soluzione più equa e più solida sul piano economico. Consentirebbe inoltre al Consiglio federale e al Parlamento di guadagnare il tempo necessario per elaborare una riforma davvero sostenibile, che affronti senza tabù anche le misure strutturali, come l'età pensionabile, ha sottolineato l'urano.
Tale argomentazione non ha lasciato indifferente Pierre-Yves Maillard (PS/VD), che ha accusato il collega di perseguire la cosiddetta «strategia delle casse vuote». «Ciò che in realtà cercate è lasciare irrisolto il finanziamento, così da far emergere deficit e costringere il popolo ad accettare un aumento dell'età pensionabile», ha detto il vodese.
Da parte sua Flavia Wasserfallen (PS/BE) ha definito poco coerente la proposta di creare un finanziamento temporaneo tramite l'IVA per una prestazione che invece è introdotta in modo permanente a partire dal prossimo dicembre. Al voto l'ha spuntata la variante mista con 23 voti contro 18 e 2 astenuti.
La decisione nel dettaglio
Nel dettaglio, la nuova proposta uscita oggi dai banchi dei «senatori» prevede un aumento limitato dei contributi salariali di 0,3 punti percentuali e dell'IVA di 0,4 punti percentuali (anziché +0,4 e +0,5 punti percentuali, come deciso in prima lettura).
Considerata l'evoluzione della congiuntura, la Camera ha rinunciato inoltre alla riduzione simultanea dei contributi all'assicurazione contro la disoccupazione. Gli Stati hanno accantonato pure il disciplinamento del finanziamento di un'eventuale soppressione o di un aumento del limite massimo delle rendite dei coniugi.
La seconda fase di aumento dell'IVA, decisa dagli Stati in prima lettura, è così stralciata. Sarà esaminata in un disegno separato nel quadro della riforma delle rendite per superstiti che il Nazionale ha trasformato in un controprogetto indiretto all'iniziativa del Centro.
La Camera dei cantoni ha inoltre fatto un passo verso il Nazionale per quanto riguarda le riserve del fondo di compensazione AVS, proponendo di mantenere nella legge il principio secondo cui il livello del fondo non deve scendere al di sotto del 100% delle uscite annuali. Gli Stati avevano inizialmente deciso di abbassare tale valore di riferimento all'80%.
Confermata invece la decisione relativa all'introduzione di un meccanismo di intervento: se il fondo dovesse scendere stabilmente sotto la soglia critica del 100% delle uscite, il Governo dovrebbe tempestivamente sottoporre al Parlamento misure volte a stabilizzare il livello del fondo. Se quest'ultimo dovesse poi scendere sotto l'80%, il Consiglio federale attuerebbe automaticamente un ulteriore aumento dei contributi salariali, fino a 0,3 punti percentuali.
Questo automatismo è stato duramente criticato dalla minoranza. «Si tratta di un assegno in bianco per rinunciare alle riforme strutturali e scaricare nuovamente l'onere sulle imprese, sui lavoratori e sulle giovani generazioni», ha sostenuto Regazzi.
Non è vero che i redditi bassi e modesti ne saranno penalizzati. Al contrario, ne traggono vantaggio, perché con gli alti redditi contribuiscono molto di più al finanziamento, ha replicato Wasserfallen. Maillard ha poi smentito cifre alla mano la presunta esplosione dei contributi sociali: nel 2010 i datori di lavoro versavano l'8,15% della massa salariale; nel 2026, l’8,1%, ha sostenuto il vodese.
Il dossier torna al Consiglio nazionale.

