
I rifugiati riconosciuti che si recano nei loro Paesi d'origine dovranno dimostrare di essere stati costretti a farlo, pena la revoca del loro statuto. Questa una delle novità incluse nella revisione della Legge federale sugli stranieri e l'integrazione approvata oggi dal Consiglio nazionale per 136 voti a 54. Il dossier ritorna agli Stati per le divergenze.
In futuro, dunque, non dovrebbe più spettare alle autorità dimostrare che il rifugiato ha compiuto un viaggio abusivo, ma sarà lui a dover rendere verosimile di essere stato costretto a recarsi nel suo Stato d'origine o di provenienza. Il plenum, diversamente da come voleva l'UDC, ha previsto però eccezioni alla revoca dello statuto di rifugiato.
Al pari della Camera dei Cantoni, per evitare che i rifugiati possano aggirare il divieto di viaggiare verso i Paesi di origine o di provenienza, il Nazionale ha accolto la proposta di estendere tale proibizione agli Stati vicini. Anche in questo caso sono possibili eccezioni.
Il Nazionale si è però detto contrario a introdurre un divieto per i rifugiati di inviare all'estero soldi percepiti in Svizzera. La votazione si è conclusa con 126 contrari e 65 favorevoli (UDC/Lega). Una decisione che il consigliere nazionale Lorenzo Quadri non ha per nulla gradito: "Quindi secondo il triciclo va bene che i migranti economici arrivino in Svizzera, si attacchino alla generosa mammella dello stato sociale e mandino soldi in patria per mantenere tutto il parentado. Continuiamo a fare la mucca da mungere di tutti".
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