
"Questa è arte?" si chiedono i cittadini di Ginevra. Secondo Maya Bösch, l'artista che ha appeso un cavallo morto in un stazione del bus in disuso a Plainpalais, sì, è arte. "Cheval de bataille", questo il nome dell'opera, che trasmetterebbe un'interessante "poesia tragica". Ma secondo la stragrande maggioranza dei passanti, quel cavallo appeso è semplicmente scandaloso.Ancor più da ieri mattina, quando il povero cavallo è stato vittima di un incidente. Una delle due cinghie che lo teneva attaccato al soffitto ha ceduto, per cui lo stallone si è ritrovato penzolante, appeso solamente per il collo.Il Comune di Ginevra ha fatto sapere di voler incontrare i membri del collettivo Zabriskie Point, che ospita l'opera, per discutere sull'opportunità di questa scelta artistica. La creatrice ha però già voluto rassicurare gli amanti degli animali, spiegando che il cavallo non è stato ucciso apposta per l'esposizione. Era già morto prima.E un gran consigliere ginevrino, Jean Romain, si erge in difesa del cavallo. "Le autorità non devono intervenire" ha detto. "L'arte contemporanea non deve cercare il bello, il profondo o le cose sensate. Deve cercare di farsi notare, di trasgredire. E in materia di trasgressione si può scioccare solo i creduloni."
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