
Com'è l'umore della popolazione svizzera durante la crisi del coronavirus? È quanto cercano di misurare ogni settimana il servizio di confronto online comparis.ch e l'istituto di ricerche di mercato Marketagent con un sondaggio rappresentativo. Nel sondaggio, condotto tra il 23 e il 25 marzo e ha coinvolto oltre mille persone in tutte le regioni della Svizzera, la popolazione è chiamata ad assegnare un voto da 1 (sufficiente) a 6 (ottimo) per la gestione della crisi da parte dei seguenti attori: il governo, il sistema sanitario (ospedali, studi medici, hotline di consulenza medica ecc.), la propria famiglia, il proprio datore di lavoro, gli attori del settore finanziario (banche, assicurazioni, Banca nazionale ecc.), l’esercito e la popolazione svizzera in generale. A ricevere finora il punteggio più alto è il sistema sanitario svizzero.
Oltre l’80% assegna ottimi voti al sistema sanitarioCon una media del 5,27, gli intervistati premiano il sistema sanitario svizzero con il punteggio più alto. L’80,5% dei partecipanti al sondaggio giudica i provvedimenti adottati da ospedali, studi medici, hotline di consulenza medica ecc. da buone a ottime. In Ticino, il cantone finora più colpito, questa percentuale raggiunge l’84%. Secondo Felix Schneuwly, esperto in sanità presso Comparis, non si tratta di un risultato sorprendente: «A parte i premi elevati delle casse malati, è da anni che il nostro sistema sanitario ottiene buoni risultati nei sondaggi. Sono convinto che con l’avanzare della crisi il punteggio migliorerà ancora, sperando che ciò faccia riflettere i politici che si occupano della sanità spesso fin troppo concentrati sui costi».
Famiglie unite nonostante i disagiAl secondo posto si colloca la famiglia, con un voto di 5,17. A causa del telelavoro, della chiusura delle scuole e dell’impossibilità dei nonni di occuparsi dei bambini, durante le ultime due settimane molte persone sono state messe a dura prova. In questo caso la percentuale degli intervistati che giudica la gestione attuale da buona a ottima raggiunge addirittura l’80,8%. Solo poco meno dell’1,1% assegna alla propria famiglia un voto da insufficiente a molto scarso. «Sembra che molte famiglie si siano preparate per restare unite e affrontare al meglio la situazione, cercando di adattarsi alle nuove circostanze», commenta Liane Nagengast, Senior Research Consultant presso Marketagent.
Il lavoro del governo reputato mediocreLa gestione da parte del governo, invece, si ferma alla sufficienza. Con un punteggio di 4,4 segue il voto assegnato all’esercito (4,75) e al proprio datore di lavoro (4,52). Solo il 54,7% degli intervistati ritiene che la gestione della crisi da parte del governo sia da buona a ottima. Al contrario, il 9,4% giudica i provvedimenti adottati da scarsi a insufficienti (voto 1 e 2). Sono soprattutto il Ticino e la Svizzera romanda a valutare in modo nettamente più negativo il lavoro della Confederazione: il 18,7% dei ticinesi e il 13,2% degli svizzeri romandi assegnano al governo un voto da 1 a 2, mentre tra gli svizzeri tedeschi questa percentuale è solo del 6,4%.
Il voto che la popolazione dà a sé stessa: l’insufficienzaChe in tempi di pace la libertà personale venga limitata in modo così drastico è un fenomeno unico e probabilmente difficile da accettare per molte persone. Di conseguenza, con un voto di 3,76, gli intervistati assegnano al comportamento della popolazione svizzera l’insufficienza. L’11,7% dei partecipanti al sondaggio valuta i propri concittadini assegnando loro i due voti più bassi, una percentuale che supera tutte le altre categorie del sondaggio. Sono i giovani a mostrarsi particolarmente critici nei confronti della popolazione: quelli di età compresa tra i 16 e i 19 anni assegnano al comportamento dei loro concittadini un punteggio medio di 3,3, mentre per i giovani dai 20 ai 39 anni la media del voto si alza al 3,4. «Probabilmente questo risultato è da ricondurre al gran numero di persone di età più avanzata (cioè quelle con il rischio più elevato di sviluppare la malattia) che continua a spostarsi ancora sia nei luoghi pubblici che nei supermercati», osserva Schneuwly.
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