
Circa cinquanta persone hanno manifestato oggi a Ginevra sulla piazza delle Nazioni la loro solidarietà con i due ostaggi svizzeri trattenuti in Libia da 412 giorni. I partecipanti, alcuni politici ginevrini, cittadini arrabbiati e molti giornalisti, hanno voluto simbolicamente esprimere il loro sostegno alle famiglie dei due uomini. L'organizzatore della dimostrazione, il consigliere municipale di Vernier Stéphane Valente (UDC), si è detto fiducioso quanto al prossimo rilascio di entrambi, ricordando che "manca soltanto l'annullamento del procedimento giudiziario contro di loro". Valente ha anche precisato di non avere più contatto con gli ostaggi dal 21 agosto, ma di sentire regolarmente le loro famiglie. "Non siamo qui per gridare vendetta, ma soltanto per esprimere il nostro sostegno alle famiglie", ha poi concluso, segnalando che la loro assenza a Ginevra è stata voluta "per evitare un'eccessiva mediatizzazione". "Niente giustifica che i nostri compatrioti siano ancora trattenuti", ha dal canto suo affermato Anne-Marie von Arx-Vernon, esperta presso la Lega svizzera contro la tratta degli esseri umani e deputato democristiano al Gran Consiglio ginevrino. Un manifestante che ha voluto mantenere l'anonimato si è invece chiesto: "Come è possibile che la Libia presieda l'Onu, quando non rispetta i diritti umani? E a cosa serve l'Onu, se non agisce per arrivare ad una liberazione degli ostaggi?" La Libia sarà presidente dell'Assemblea generale dell'Onu per un anno a partire da settembre. ATS
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