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Svizzera
GE: Adeline, tribunale impone restrizioni a stampa
Redazione
13 anni fa

Il Tribunale di prima istanza di Ginevra ha imposto alla stampa restrizioni riguardo alla pubblicazione di dettagli sul caso Adeline, la socioterapeuta uccisa il 12 settembre da Fabrice A., un detenuto 39enne condannato a due riprese per stupro che la donna accompagnava in città per un'"uscita educativa autorizzata", in vista del suo reinserimento nella società. A. è stato estradato lo scorso 13 dicembre dalla Polonia e da allora è interrogato dagli inquirenti. La famiglia di Adeline si è detta scioccata per la pubblicazione di elementi "sordidi" sulla morte della 34enne. "Questi particolari dolorosi fanno parte della sfera intima della vittima e dunque dei famigliari. Non è di pubblico interesse che siano resi noti", ha dichiarato all'ats Vesna Stanimirovic, avvocata della famiglia, confermando informazioni della "Tribune de Genève". Le misure cautelari decise dal tribunale, imposte martedì scorso ed entrate in vigore immediatamente, proibiscono all'editore Ringier di menzionare nei suoi organi di stampa qualsiasi informazione proveniente direttamente da Fabrice A. sulle circostanze della morte della socioterapeuta, spiega il portavoce del Potere giudiziario ginevrino Henri Della Casa. Domenica scorsa, il "Sonntagsblick" aveva rivelato che A. aveva cercato di vendergli informazioni su quanto avvenuto in settembre. Da parte loro, i legali della famiglia di Adeline hanno intimato ieri per iscritto al gruppo editoriale Tamedia di dar prova di maggiore riserbo nei titoli dei suoi giornali e gli ha chiesto di non più pubblicare foto della vittima né informazioni private riguardanti i famigliari. "Si tratta di proteggere il loro diritto alla protezione della sfera privata", afferma l'avvocata Stanimirovic. Ieri pomeriggio, il sito internet del quotidiano "Le Temps" aveva messo in rete per breve tempo un lungo articolo con dettagli sulla morte della terapeuta. L'informazione era stata ripresa dal giornale gratuito "20 Minutes". "È inaccettabile", rileva l'avvocata. Non si tratta - puntualizza - di vietare ai media di parlare della vicenda, ma la stampa deve dare prova di maggiore riserbo riguardo agli elementi dolorosi e intimi. La rappresentante legale sottolinea d'altro canto che gran parte della stampa si è mostrata cauta nel riferire sulla vicenda, cosa di cui la famiglia le è riconoscente. Fabrice A. era detenuto dal 2012 nel centro di socioterapia La Pâquerette nel carcere ginevrino di Champ-Dollon, dove scontava una condanna cumulativa a 20 anni per due casi di violenza carnale, uno a Ginevra (5 anni di carcere) e uno in Francia (15 anni).

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