
La Delegazione delle Commissioni della gestione delle Camere ritiene "grave" il furto di dati presso il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e ha deciso di tramutare le sue indagini in un'ispezione formale. Fornirà le proprie conclusioni in un rapporto all'attenzione del Consiglio federale, prima della fine del prossimo marzo. Entro allora, la Delegazione non comunicherà più su questa vicenda, ha dichiarato questa sera alla stampa il suo presidente Pierre-François Veillon (UDC/VD). Quest'ultimo si è espresso al termine di una seduta durante la quale la Delegazione ha nuovamente ascoltato il consigliere federale Ueli Maurer e il capo del SIC Markus Seiler. Ha manifestato loro la richiesta d'essere informata sulle misure adottate per rendere più sicura la struttura informatica del SIC a breve, ma anche a lungo termine. Ovviamente, l'intera vicenda sarebbe stata molto più grave se i dati rubati fossero finiti in mano a terzi. Si tratta di un'eventualità che la Delegazione si sente di escludere, ma non al 100%. Ciò non toglie che la gravità della vicenda è notevole, meno per le conseguenze del furto che per le carenze nel controllo dei rischi. In occasione dell'istituzione del nuovo Servizio delle attività informative della Confederazione, nel 2010, era stato elaborato un progetto di gestione dei rischi, che "finora non è mai stato tradotto in pratica", ha sottolineato Veillon. Per il consigliere nazionale si tratta di una "mancanza di visione strategica, ma soprattutto di priorità". "Il Servizio delle attività informative non è l'Ufficio della topografia: per un settore tanto sensibile - ha proseguito Veillon - la gestione dei rischi costituisce la priorità delle priorità". La Delegazione delle Commissioni della gestione delle Camere è dunque preoccupata per le mancanze constatate presso il SIC e il Dipartimento federale della difesa (DDPS), in seguito al furto di dati dello scorso maggio. La vicenda è grave soprattutto a causa dell'insufficiente padronanza dei rischi di cui ha dato prova il SIC, ha insistito Veillon. A quattro mesi dall'allarme presso il SIC, i danni potenziali provocati da questo furto di dati nei settori più sensibili non sono ancora stati analizzati in modo approfondito, ha appurato la Delegazione, in occasione dell'incontro con Ueli Maurer, il 26 settembre scorso. In tale data, il SIC non aveva preso alcuna disposizione per neutralizzare il rischio di non ricuperare tutti i dati sottratti. La Delegazione si è detta preoccupata per il fatto che ciò "non possa essere del tutto escluso". Eppure, dal mese di agosto la Delegazione aveva ricordato al DDPS la necessità di dar prova di professionalità e di rigore nell'ambito della comunicazione. Orbene, la Delegazione ha dovuto constatare che il DDPS "non è sufficientemente preparato a informare l'opinione pubblica". Non appena messa al corrente, in giugno, della vicenda del furto di dati, la Delegazione ha ritenuto di capitale importanza che il capo del DDPS non si limitasse semplicemente a prendere atto dei rapporti del SIC, ma che svolgesse attivamente e pienamente il suo compito di sorveglianza. Già nel 2010, nei primi mesi successivi all'istituzione del SIC, la Delegazione aveva attirato l'attenzione di Ueli Maurer su vari rischi informatici in seno al nuovo servizio d'informazione. La futura pianificazione dei sistemi era stata trascurata nei piani del SIC e taluni progetti informatici non disponevano della necessaria trasparenza. La Delegazione ha informato il Consiglio federale dell'intenzione di svolgere un'ispezione formale, che intende portare a termine entro il marzo prossimo con la presentazione di un rapporto. Soltanto dopo quest'ispezione, la Delegazione deciderà se e in che modo le sue conclusioni saranno comunicate al pubblico. "Non si potrà dire tutto e l'informazione sarà limitata", ha precisato Veillon. ATS
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