
Se il popolo svizzero dovesse decidere in votazione il 27 novembre di spegnere le centrali nucleari prima del previsto, Axpo, che gestisce gli impianti di Beznau e Leibstadt, è pronta a chiedere alla Confederazione un risarcimento di 4,1 miliardi di franchi. Lo ha indicato il numero uno di Axpo, Andrew Walo, in un'intervista pubblicata oggi dalla NZZ am Sonntag. "Tutti i pareri legali che abbiamo sollecitato finora su questo tema mostrano che ci sono le basi per una compensazione di questo tipo", ha spiegato. Il Consiglio federale respinge l'iniziativa dei Verdi e stima le eventuali richieste di risarcimento in alcune centinaia di milioni di franchi per centrale nucleare. L'importo di 4,1 miliardi di franchi è stato calcolato - secondo Walo - in base alle previsioni dei prezzi dell'elettricità fornite dall'Ufficio federale dell'energia, che a medio termine dovrebbero aumentare. Oltre alle mancate entrate, ha spiegato, la chiusura anticipata comporta anche costi aggiuntivi. UFE prudente con le stime L'Ufficio federale dell'energia non commenta la cifra avanzata da Axpo. "Non so a quale stima dell'UFE il signor Walo faccia riferimento", replica Marianne Zuend, responsabile della divisione media e politica, contattata dall'ats. Zuend precisa che i prezzi di mercato per il 2017 si situano a 37,45 euro/MWh (40,64 franchi/MWh) e non mostrano segni di ripresa nel 2018 (32,13 euro/MWh) e nemmeno nel 2019 (31,1 euro/MWh). Certo, una stima dell'UFE prevede una risalita dei prezzi, ma solo fra il 2025 e il 2030. "Stime di questo tipo sono molto difficili da stabilire nelle attuali condizioni di mercato e vanno interpretate con prudenza", ha precisato Zuend. Tutto un bluff, secondo la SES Non si è fatta attendere nemmeno la reazione della Fondazione svizzera dell'energia (SES), che in una nota parla di "bluff" da parte di Axpo. La richiesta di un risarcimento è possibile, "ma non ha alcuna possibilità di successo in tribunale" poiché Axpo non guadagna denaro con Beznau, né oggi né in un futuro prevedibile, si legge. La SES ritiene invece che i contribuenti rischiano di vedersi costretti a pagare lo smaltimento delle scorie, per evitare un "grounding" delle società elettriche. "Le prospettive delle centrali nucleari sono così pessime che non è più garantito il finanziamento del loro smantellamento", avverte la SES.
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