
Il caso della funzionaria che è stata sospesa dal suo lavoro a Palazzo Federale poiché amava pubblicare autoscatti osè continua a far discutere. Secondo il diritto del lavoro, infatti, esiste la separazione fra vita pubblica e vita privata. Non essendo la donna una rappresentante politica, la sospensione potrebbe non essere corretta.A tal proposito si è espresso ai microfoni della RSI il professore di diritto del lavoro dell’università di San Gallo, Thomas Geiser. “Non è assodato che vi siano i presupposti per allontanarla”, ha spiegato l’uomo.Violazione degli interessi del datore di lavoro? No, poiché appunto la donna non è né una portavoce né un’ambasciatrice, ed oltretutto le fotografie sono state postate tramite uno pseudonimo, per cui non direttamente collegabile alla donna.Rimarrebbe il fatto che un datore di lavoro può proibire che ci si fotografi, soprattutto in pose non consone, sul posto di lavoro, ma anche qui non vi è la certezza che le immagini non risalgano al tempo libero della donna.Un caso, quindi, tutt’altro che chiuso e che probabilmente continuerà a far parlare, perché su questi presupposti la funzionaria avrebbe il diritto di ricorrere. A quanto si evince dalle parole del professor Geiser, infatti, motivi di ordine etico e morale hanno prevalso su aspetti giuridici. Si vedrà come si evolverà la vicenda, se vi saranno sviluppi.
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