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Svizzera
Frontalieri raddoppiati in 25 anni
Lara Sargenti
5 anni fa
A fine 2020 se ne contavano 343mila in tutta la Svizzera. La proporzione più alta in Ticino, con il 29%, seguito da Ginevra (24%). È quanto rileva l’UST, che ha analizzato i dati dal 1996 al 2020

Alla fine del 2020 in Svizzera si contano 343’000 frontalieri, il doppio rispetto a 25 anni fa. Quasi tutti provengono da uno dei Paesi limitrofi e lavorano in un Cantone di confine. Mentre nel Cantone di Ginevra se ne registrano il numero assoluto più alto, in Ticino i frontalieri rappresentano la quota maggiore rispetto all’occupazione totale. Sono alcuni dei risultati pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica (UST) sui frontalieri in Svizzera dal 1996 al 2020.

Rappresentano il 6,7% delle persone occupate

I 343’000 frontalieri che lavorano in Svizzera rappresentano il 6,7% delle persone occupate nel Paese. Tuttavia hanno “un particolare impatto sul mercato del lavoro svizzero”, rileva l’UST. “In primo luogo, sono fortemente concentrati nelle regioni di confine, dove rappresentano una quota notevole delle persone occupate. In secondo luogo, dalla metà degli anni ‘90 il loro numero è più che raddoppiato, passando da 140’000 a 343’000 persone”.

In aumento dal 1998

In particolare, negli ultimi 25 anni, l’evoluzione del numero di frontalieri è dipesa da svariati fattori, tra cui l’introduzione della libera circolazione delle persone e la crescita economica. All’inizio del periodo di osservazione (1996), il numero di frontalieri era in realtà leggermente diminuito, ma a partire dal 1998, ogni anno sempre più persone hanno fatto i pendolari verso la Svizzera. Dal 2004, anno che segna l’inizio della liberalizzazione del mercato del lavoro svizzero per le persone con un permesso per frontalieri, è stato osservato un incremento ancora maggiore: tra il 1996 e la fine del 2004, in Svizzera ha lavorato in media il 2,7% di persone in più ogni anno. Nel periodo che va dalla fine del 2004 alla fine del 2020, questa crescita ha poi registrato una media del 4,4% all’anno. Nel complesso, tra il 1996 e il 2020 il numero di frontalieri è aumentato del 143%.

Alta percentuale nel Canton Ticino

La maggior parte dei frontalieri lavora in un Cantone di confine, rileva l’UST. Mentre il loro numero assoluto più alto (più di 90’000 persone) è stato registrato nel Cantone di Ginevra, se si considera la loro quota sul totale delle persone occupate il quadro cambia: la proporzione più alta è quella nel Canton Ticino, dove a fine 2020 si attesta al 29% (nel Cantone di Ginevra al 24%). Altri Cantoni che presentano un’alta percentuale sono il Giura (19%), Basilea Città (18%), Basilea Campagna (14%) e Neuchâtel (12%).

Oltre la metà arriva dalla Francia

Più della metà dei frontalieri (55%) è domiciliata in Francia, quasi un quarto (23%) in Italia e poco meno di un quinto (18%) in Germania. Meno del 3% di loro pendola verso la Svizzera dall’Austria o dal Liechtenstein, mentre il restante 0,7% proviene da altri Paesi. Di questi, la maggior parte abita in Polonia (640 persone), Slovacchia (400) e Ungheria (360).

Più spesso impiegati nell’industria rispetto alle persone occupate svizzere

Nel quarto trimestre 2020, i frontalieri lavoravano nel settore dell’industria più frequentemente rispetto alle persone occupate di nazionalità svizzera. Della forza lavoro indigena, solo il 21% lavorava nel settore secondario, contro il 33% dei frontalieri. Tuttavia, così come per la forza lavoro di nazionalità svizzera, anche la maggioranza dei frontalieri era attiva nel settore terziario, seppure con proporzioni diverse. Infatti, mentre il 77% di tutte le persone occupate svizzere lavorava nel settore dei servizi, solo il 67% dei frontalieri lo faceva. Nel settore dell’agricoltura era attivo solo lo 0,7% dei frontalieri, contro il 2,3% delle persone occupate di nazionalità svizzera.

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