
Il Consiglio federale ha respinto oggi una mozione parlamentare presentata dal gruppo UDC che chiede la limitazione dell'afflusso dei frontalieri. Secondo il governo buona parte delle richieste avanzate nel testo non sono compatibili con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) e altre sono già state esaminate nell'ambito dell'attuazione della nuova disposizione costituzionale relativa ai contingenti di stranieri in Svizzera. In merito verrà presentato un progetto preliminare entro la fine dell'anno. Il gruppo UDC, rappresentato dalla consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz, chiede nella mozione depositata lo scorso 12 marzo, che il Consiglio federale presenti le modifiche di legge e intavoli negoziati con gli Stati interessati o l'UE "al fine di regolare il numero di frontalieri e tutelare il mercato svizzero del lavoro nelle regioni di frontiera".
Secondo i parlamentari democentristi, dagli anni Novanta il numero di frontalieri è raddoppiato: i cantoni di confine si trovano a far fronte alla concorrenza a buon mercato proveniente dall'estero in particolare in seguito all'ALC. Conseguenze sono la perdita del lavoro per i cittadini elvetici e un sovraccarico delle infrastrutture.
"Questi squilibri vanno eliminati adeguando la legge e, laddove necessario, rinegoziando gli accordi in vigore con i Paesi limitrofi e l'UE. Approvando l'iniziativa contro l'immigrazione di massa il popolo svizzero ha conferito un chiaro mandato al Consiglio federale.", si legge nella motivazione.
Le misure da adottare sarebbero la limitazione tramite contingenti del numero di frontalieri, la concessione ai cantoni della competenza di fissare il rapporto tra i permessi per frontalieri e gli altri permessi del diritto in materia di stranieri, la riduzione della durata delle autorizzazioni per i frontalieri, un'imposizione alla fonte meno vantaggiosa, un'imposizione uniforme dei frontalieri negoziata con gli stati limitrofi e la reintroduzione delle cosiddette "zone di frontiera" anche per i cittadini Ue.
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