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Grigioni
Frana del Pizzo Cengalo, la Procura chiede una pena pecuniaria sospesa
© KEYSTONE / GIAN EHRENZELLER
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Ats
2 ore fa
Al via questa mattina il processo per la morte di otto escursionisti travolti il 23 agosto 2017 dalla frana staccatasi in Val Bregaglia – Alla sbarra cinque imputati che devono rispondere di omicidio colposo plurimo

Si è aperto il processo per la morte di otto escursionisti travolti il 23 agosto 2017 dalla frana staccatasi dal Pizzo Cengalo in Val Bregaglia. La Procura grigionese ha chiesto una pena pecuniaria sospesa per i cinque imputati accusati di omicidio colposo plurimo. La Procura ha evidenziato le differenti conclusioni fra la perizia esterna e quella degli imputati.

La domanda centrale

Una frana di grosse dimensioni era da prevedere nel giro di pochi giorni, settimane oppure mesi? È la domanda centrale a cui dovrà rispondere nei prossimi tre giorni il Tribunale regionale Maloja, che in via eccezionale si riunirà nel centro congressi di Pontresina.

Nella sala sono oggi presenti i rappresentanti della corte, presieduta in questo processo da Franziska Zehnder Fasciati. Gli imputati sono due esperti dell'Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui la consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR), allora sindaca e responsabile dello stato maggiore di crisi. Ognuno è rappresentato da un avvocato. Come sempre, per loro vale la presunzione d'innocenza. I parenti delle vittime sono invece rappresentati da un solo avvocato.

«Mi sono affidata ai nostri esperti»

All'inizio del processo sono stati interrogati i cinque imputati. Uno dei due funzionari dell'Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali, il geologo esterno e il rappresentante del Comune di Bregaglia si sono rifiutati di rispondere a tutte le domande del tribunale. Uno dei rappresentanti dell'Ufficio cantonale ha fornito una breve dichiarazione, sottolineando di aver presentato le sue valutazioni in un rapporto dettagliato pubblicato nel 2018.

Anna Giacometti ha invece risposto a diverse domande. Più volte ha sottolineato di non essere stata coinvolta nella valutazione dei rischi. Giacometti ha poi detto di non essere stata a conoscenza della raccomandazione di chiudere la Val Bondasca formulata il 10 agosto 2017 dal geologo esterno.

Durante la seduta del 14 agosto 2017 nel Municipio a Promontogno non si era discusso di una chiusura della Val Bondasca e dei sentieri che conducevano alle capanne Sasc Furä e Sciora. Da parte degli esperti non erano state formulate delle raccomandazioni in questo senso. «Ho fatto affidamento sui nostri esperti», ha dichiarato Anna Giacometti. L'allora sindaca ha detto che sarebbe teoreticamente stato possibile attuare una chiusura nel giro di poche ore.

Dopo il tribunale è stato il turno della procura. Alle domande se una chiusura della Val Bondasca avrebbe causato degli svantaggi per il turismo e le capanne alpine, Giacometti non ha risposto.

Avvisaglie dal versante nord-ovest

A seguito delle domande, ha preso la parola Bruno Ulmi Stuppani. Per circa un'ora ha esposto le accuse, appoggiandosi alla perizia indipendente di Thierry Oppikofer. Secondo il geologo vodese la montagna aveva dato diversi preavvisi in vista di una grossa frana. Un crollo sarebbe potuto avvenire nel giro di settimane o mesi. Ma anche la probabilità che si verificasse nel giro di giorni non poteva essere esclusa.

Una questione cruciale è la distinzione tra distacchi previsti sul versante nord-est del Pizzo Cengalo e quelli sul versante nord-ovest. Mentre il geologo esterno e i rappresentanti del Cantone hanno distinto le due pareti, secondo il perito non andavano fatte delle distinzioni, ma si doveva considerare la parete come un sistema unico.

Secondo Oppikofer i crolli provenienti dal versante nord-ovest nei giorni e settimane precedenti la frana avrebbero dovuto essere interpretati come delle avvisaglie. Gli imputati avrebbero quindi dovuto chiudere i sentieri escursionistici che si trovavano nella zona a rischio, cosa che non hanno fatto. «La chiusura preventiva dei sentieri avrebbe probabilmente evitato la morte degli otto escursionisti», ha affermato il procuratore, elencando il nome e il cognome delle vittime.

Dato che gli imputati non hanno precedenti penali, la magistratura ha chiesto una pena pecuniaria sospesa. Il procuratore ha definito la pena «adeguata».

Impatto sulla gestione dei pericoli naturali

Il procuratore ha anche sottolineato che il processo in corso potrebbe avere un «un effetto significativo» sulla gestione futura delle catastrofi naturali. Ha pure evidenziato che la perizia esterna, oltre a rilevare diversi errori, ha anche dimostrato che gli imputati hanno fatto delle cose giuste.

Nel pomeriggio e probabilmente anche martedì, gli avvocati degli imputati spiegheranno perché non sono d'accordo con le conclusioni della perizia esterna. La corte prevede che la sentenza sarà resa nota dopo il 7 settembre.