
L'iniziativa popolare che mira ad abolire l'imposizione forfettaria di ricchi stranieri domiciliati in Svizzera, in votazione il 30 novembre, è masochista, distruttrice di impieghi e contraria all'autonomia fiscale dei cantoni, uno dei pilastri del federalismo. È l'opinione di un comitato interpartitico (UDC,PLR, PPD, PBD, Verdi liberali, Lega dei Ticinesi). Esso raccomanda la bocciatura di una proposta che - afferma - priverebbe le casse statali di circa un miliardo di franchi di introiti fiscali. A farne le spese, hanno sostenuto all'unisono oggi a Berna il presidente del PPD e consigliere nazionale Christophe Darbellay (VS) e il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) nonché deputato federale Jean-François Rime (UDC/FR), sarebbero la classe media e le piccole e medie imprese, che verrebbero chiamate alla cassa per compensare i buchi nei bilanci provocati da un'iniziativa "dogmatica", che vuole privare il Paese di un atout concorrenziale dimostratosi finora efficace. "Se per i Cantoni ricchi i forfait fiscali hanno un'importanza marginale, per quelli di montagna o in una situazione congiunturale difficile, come il Ticino, queste entrate fiscali fanno comodo", ha affermato la consigliera nazionale Roberta Pantani (Lega/TI). Solo nel 2012, i "globalisti" hanno versato 29 milioni di franchi al Cantone (e 23 milioni ai comuni, n.d.r), "una somma che fa comodo di fronte a un preventivo in rosso di 115 milioni per il 2015", ha aggiunto la deputata ticinese.
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