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Ambiente
Fondi marini, ambientalisti contro la BNS: «Investimenti in contrasto con la Carta dei valori»
Gabriele Putzu
Gabriele Putzu
Redazione
un giorno fa
Diverse organizzazioni ambientaliste, tra cui alcune svizzere, condannano i loro recenti investimenti nell'estrazione mineraria dai fondali marini, nonostante la Svizzera abbia firmato un appello per una moratoria

In una lettera aperta inviata oggi alla Direzione e al Consiglio di amministrazione della Banca nazionale svizzera (BNS), diverse organizzazioni ambientaliste, tra cui alcune svizzere, condannano i loro recenti investimenti nell'estrazione mineraria dai fondali marini, nonostante la Svizzera abbia firmato un appello per una moratoria. Una missiva in cui si esprime forte preoccupazione per gli investimenti della BNS per circa 2,94 milioni di dollari americani nella società The Metals Company (TMC), registrata in Canada e attiva nello sfruttamento dei fondali marini. «Tale investimento contraddice gli impegni internazionali della Svizzera e la Carta dei valori della Banca».

La moratoria

La Svizzera – ricordano nella lettera aperta – è firmataria della dichiarazione del 2023, che richiede una moratoria delle attività minerarie nei fondali marini profondi, «riconoscendo i rischi gravi e irreversibili» per gli ecosistemi oceanici e la biodiversità globale. Investendo in una società che si dedica all'estrazione mineraria in acque profonde, «la BNS compromette la credibilità di tale impegno», sottolineano le organizzazioni, aggiungendo che TMC ha inoltre presentato agli Stati Uniti «una richiesta controversa per due licenze di esplorazione e per l’autorizzazione commerciale al recupero di minerali in acque profonde». Questa iniziativa desta serie preoccupazioni poiché le attività di TMC «eccedono il quadro giuridico stabilito dalla Parte XI della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)».

La recente autorizzazione

Leticia Reis de Carvalho, Segretaria Generale dell'Autorità Internazionale dei Fondali Marini, nella sua dichiarazione ha evidenziato che «la recente richiesta di autorizzazione riguarda l'estrazione mineraria in acque profonde al di fuori della giurisdizione degli Stati Uniti». La nota chiarisce anche che «nessuno Stato può rivendicare, acquisire o esercitare la sovranità o diritti sovrani su alcuna parte della Zona o sulle sue risorse minerarie. Questo include il divieto di appropriazione e alienazione da parte di qualsiasi Stato o persona fisica o giuridica».

Svizzera parte dell’UNCLOS

Essendo la Svizzera aderente all'UNCLOS, le organizzazioni ambientaliste firmatarie sostengono che «esistono potenziali rischi legali per i sostenitori di TMC nei paesi membri, qualora la società avviasse attività minerarie con permesso statunitense nelle acque internazionali. Si aggiungono i rischi di reputazione, con preoccupazioni già espresse dall'opinione pubblica e dalla politica svizzera».

Carta valori BNS

Questo investimento, inoltre, «contrasta con la Carta dei valori della BNS, che impegna l'istituzione ad agire «nell'interesse del Paese nel suo complesso», salvaguardando la propria credibilità e considerando i criteri ambientali nelle operazioni commerciali». E l'estrazione mineraria in acque profonde è ampiamente riconosciuta come incompatibile con la gestione ambientale precauzionale e con la protezione del clima. La Banca nazionale svizzera aveva infatti affermato di non investire in imprese che violano gravemente i diritti umani, causano danni ambientali sistematici, operano nell’estrazione del carbone a fini energetici o producono armi vietate, incluse quelle nucleari per Stati non riconosciuti dall’ONU. «In particolare, sono escluse le aziende che avvelenano acque e suoli o danneggiano seriamente la biodiversità», scriveva l’istituto. Alla luce di questi criteri, a detta dei firmatari, l’investimento della BNS in TMC viene giudicato «in aperta contraddizione con la propria Carta dei valori e con la posizione ufficiale della Svizzera a favore di una moratoria sull’estrazione mineraria nei fondali marini profondi. Per questo si chiede alla BNS di ritirare l’investimento e di aderire alla moratoria già sostenuta da numerose istituzioni finanziarie. In caso contrario, si avverte del rischio di un grave danno alla fiducia del pubblico e alla reputazione internazionale della Svizzera».