
Il direttore dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) Stefan Walter ha respinto le accuse secondo cui le piccole banche sarebbero sottoposte a un controllo sproporzionato rispetto alle grandi società. Intervenendo oggi a un simposio sui piccoli istituti organizzato dalla stessa Finma il 61enne ha ribadito il principio di proporzionalità che guida l'azione della vigilanza. «I fatti sono chiari: per UBS, la Finma effettua oltre 40 ispezioni in loco all'anno; una piccola banca viene sottoposta a un controllo diretto in media solo una volta ogni otto-dieci anni», ha dichiarato.
Il criterio decisivo
L'esperto ha però precisato che il metro di giudizio non è solo la dimensione patrimoniale: il criterio decisivo è il potenziale di rischio che un istituto rappresenta per la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso. «Anche l'instabilità di un gruppo di banche più piccole può assumere rilevanza sistemica, come si è visto nel 2023 con gli istituti regionali negli Stati Uniti».
Vigilanza dove ci sono maggiori rischi
La Finma intende quindi concentrare le proprie risorse di vigilanza dove i rischi sono maggiori. Nel contempo, l'autorità premia le imprese con una solida struttura finanziaria attraverso il cosiddetto regime per piccole banche, che esonera gli istituti aderenti da calcoli complessi e da alcuni oneri amministrativi. Attualmente aderiscono a questo regime 56 banche, ha ricordato Walter. L'obiettivo è mantenere alta la qualità della vigilanza senza appesantire eccessivamente il tessuto delle piccole realtà creditizie, ha concluso.

