
Il federalismo è un sistema politico con un futuro, ma le molte responsabilità assunte da cantoni e comuni non dovrebbero condurre all'immobilismo e all'isolamento. Ne sono convinti i 320 partecipanti alla terza Conferenza nazionale sul federalismo che si svolge oggi e domani a Mendrisio. Rappresentanti del mondo politico, economico, scientifico e dell'amministrazione federale sono riuniti per due giorni all'Accademia di architettura per proporre soluzioni concrete per rafforzare il federalismo ed adattarlo all'evoluzione dei tempi. L'accento è posto sulle nuove sfide territoriali dovute ai mutamenti socioeconomici, demografici, culturali e tecnologici. Dal punto di vista economico, il federalismo è meglio delle strutture statali centralizzate, ha spiegato Georld Bührer, presidente di economiesuisse. E ha citato come esempio la maniera in cui la Svizzera è riuscita a superare la crisi. Una delle ragioni di questo successo è che le istituzioni politiche, vicine ai cittadini, garantiscono agli individui stabilità sociale, ha aggiunto Bührer. Inoltre la concorrenza fra cantoni e comuni è un terreno favorevole all'innovazione. Per Bührer alcuni punti vanno migliorati. I cantoni dovrebbero collaborare meglio per la formazione e l'educazione, la pianificazione del territorio e le norme edilizie. Joelle Kuntz, scrittrice e editorialista, ha parlato del federalismo dal punto di vista culturale che ha fatto della Svizzera un paese con una grande offerta culturale, "dal grafismo alla musica passando per le arti visive e sceniche", ma che anche portato a trascurare e a volte a considerare "estranee" le culture italiana, francese e tedesca. Wolf Linder, politologo e professore di scienze politiche all'Università di Berna, ha invece presentato diversi possibili scenari per ridurre il numero di cantoni. Bernardino Regazzoni, ambasciatore svizzero a Roma, ha illustrato il punto di vista estero sul federalismo elvetico. Domani è previsto anche un discorso della consigliera federale Simonetta Sommaruga. ATS
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