
L'appuntamento alle urne si avvicina e per aiutare gli elettori nelle loro scelte le organizzazioni dell'Alleanza ambiente (Greenpeace, Birdlife, Pro Natura, SES, ATA e WWF) hanno pubblicato l'ecorating 2023, che evidenzia quali partiti e quali parlamentari si sono particolarmente impegnati sul fronte ambientale negli ultimi quattro anni. I risultati indicano che "non c'è stata alcuna inversione di tendenza" e che le questioni ambientali "continuano a non godere della maggioranza parlamentare", si legge nella nota diramata da Alleanza Ambiente. Eppure, poco prima delle elezioni, "quasi tutti i partiti si dichiarano amici dell'ambiente", evidenzia Dina Spörri, direttrice del progetto elettorale presso Alleanza Ambiente. Con l'ecorating le organizzazioni vogliono quindi mostrare "l'effettivo grado di rispetto dell'ambiente dei parlamentari".

I partiti più rispettosi dell'ambiente
I partiti che si distinguono per scelte rispettose dell'ambiente in Parlamento sono i Verdi, il Partito socialista, il Partito evangelico svizzero (PEV) e i Verdi liberali (PVL). L'aumento dei seggi da parte dei loro rappresentanti in Consiglio nazionale quattro anni fa si è rifletturo in un maggior numero di voti a favore dell'ambiente rispetto alla legislatura precedente.
Ecocompatibilità, Il Centro e PLR al di sotto della media
Il Centro e il PLR si situano poco sotto la media dell'ecorating: due proposte ambientali su tre sono state bocciate dai due partiti negli scorsi quattro anni. Rispetto alla scorsa legislatura, il Centro ha perso circa il 13% dei voti favorevoli all'ambiente, principalmente a causa delle sue "scarse prestazioni in materia di protezione della ntaura e della specie". Al contrario, il PLR ha recuperato terreno soprattutto sulle questioni climatiche, guadagnando complessivamente il 12%, ma resta comunque dietro all'Alleanza del Centro. In entrambe le forze politiche vi sono comunque rappresentanti a cui l'ambiente sta a cuore.
Fanalino di coda l'UDC
All'ultimo posto dell'ecorating si posiziona l'UDC: i suoi rappresentanti hanno quasi sempre votato contro le questioni ambientali.
Consiglio degli Stati meno sensibile all'ambiente
Stando all'ecorating, il freno alla politica ambientale si è rivelato essere la Camera alta del Parlamento. Rispetto alla precedente legislatura, il Consiglio degli Stati ha perso gran parte della sua ecosostenibilità. Anche in questo contesto il Centro si è dimostrato meno rispettoso dell'ambiente, mentre il PLR si è fatto più favorevole. "A differenza delle precedenti legislature, negli ultimi quattro anni il Consiglio degli Stati ha bocciato molte questioni ambientali, annullando così numerosi progressi compiuti dal Consiglio nazionale", evidenzia Alleanza Ambiente.
I rappresentanti ticinesi
L'ecorating dà la possibilità di analizzare anche la sensibilità ecologica dei singoli politici. Se osserviamo i parlamentari ticinesi a Berna, in Consiglio nazionale Greta Gysin (Verdi ) si è distinta per scelte al 100% favorevoli all'ambiente. Seguono il socialista Bruno Storni (99,2%) e i rappresentati del PLR Alex Farinelli (40,6%) e Rocco Cattaneo (30,3%). Agli ultimi posti si piazzano i rappresentanti del Centro, della Lega e dell'UDC: Marco Romano (28,9%) e Fabio Regazzi (17,9%) per il Centro, il leghista Lorenzo Quadri (4,8%) e il democentrista Piero Marchesi (0%). Per il Consiglio degli Stati vengono riportati i dati unicamente di Marco Chiesa (18%). Marina Carobbio (PS), eletta ad aprile in Consiglio di Stato, non ha preso parte a tutte le votazioni in Parlamento e probabilmente per questo motivo non è stata considerata nella classifica. Per quanto riguarda le elezioni federali di ottobre, l'ecorating prende in considerazione le promesse elettorali di alcuni candidati, ma la lista non è completa e mancano diversi rappresentanti, soprattutto dell'area di destra.


