
L'ex ministro dell'Interno del Gambia Ousman Sonko, sospettato di crimini contro l'umanità, resta per altri tre mesi in detenzione preventiva in Svizzera. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha esteso l'indagine penale ad altri reati e chiesto un prolungamento della carcerazione al Tribunale delle misure coercitive che è stato accordato. Confermando un'informazione della radio svizzerotedesca SRF, il MPC ha indicato all'ats di aver esteso l'indagine basandosi su deposizioni e altre denunce. Precisazioni sulla natura dei nuovi capi d'accusa non sono state fornite. A metà maggio il MPC aveva già ottenuto un prolungamento della detenzione di Sonko per poter proseguire l'inchiesta. Le autorità del Gambia hanno contattato la Procura federale in risposta a una domanda di assistenza giudiziaria della Svizzera. Il paese dell'Africa occidentale vuole giudicare l'ex ministro e promette di riservargli un processo equo. Per un'eventuale estradizione è responsabile l'Ufficio federale di giustizia. Ousman Sonko, ministro dell'Interno gambiano tra il 23 ottobre 2006 e il 19 settembre 2016, si è rifugiato in Svizzera lo scorso novembre. Il 26 gennaio è stato arrestato su denuncia di Trial, l'Ong con sede a Ginevra che si occupa di lottare contro l'impunità per crimini internazionali. L'organizzazione lo accusa di essere stato un elemento chiave nel regime repressivo del presidente Yahya Jammeh: Sonko sarebbe responsabile di aver ordinato torture, arresti e omicidi nei confronti di oppositori al regime. L'interessato nega su tutta la linea. Alla fine di luglio il Tribunale penale federale (TPF) ha confermato il sequestro dei circa 14'000 franchi confiscati a Sonko al momento del suo arresto. L'ex ministro con quel denaro intendeva pagare gli onorari dell'avvocato ginevrino Philippe Currat, uno specialista del diritto penale internazionale che aveva scelto quale difensore. Nella sentenza la Corte dei reclami penali del TPF ha rammentato a Sonko che gli era già stato assegnato un difensore d'ufficio.
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