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Svizzera
Ex "bambini collocati", Unione svizzera contadini non vuole pagare
Redazione
13 anni fa

L'Unione svizzera dei contadini (USC) non intende partecipare al risarcimento versato ai cosiddetti "bambini collocati" ("Verdingkinder"). Lo ha indicato all'ats il consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR), direttore dell'USC, commentando un'informazione in questo senso pubblicata oggi dalla "Zentralschweiz am Sonntag". La creazione di questo fondo di aiuto immediato era stata decisa lo scorso ottobre durante la seconda "tavola rotonda per le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale". Nel corso della riunione era stato deciso di "prestare aiuto immediato a coloro che si trovano in una situazione d'emergenza attingendo a strumenti di finanziamento che non richiedono la creazione preliminare di una base legale". I primi versamenti in favore delle vittime dovrebbero avvenire quest'autunno, ma l'USC ha già messo le mani avanti: non verserà alcun contributo finanziario. "Riteniamo sia giusto riconoscere le sofferenze dei bambini che sono stati collocati con la forza", ha detto Bourgeois. "Ma la nostra organizzazione non ha avuto un ruolo decisionale nella politica di affidamento forzato dei bambini e non ha mai collocato nessuno". L'USC rilancia la palla nel campo dei responsabili di quanto accaduto, ovvero la Confederazione, i cantoni e le organizzazioni che allora misero in pratica le misure coercitive. "È giusto riconoscere gli abusi avvenuti in quest'ambito, ma non si può incolpare tutti di quanto accaduto". Dopo che a ottobre è stata decisa la creazione del fondo di aiuto immediato dell'ammontare di circa 8-9 milioni di franchi, a fine gennaio la Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) ha inviato una lettera ai governi cantonali esortandoli a contribuire finanziariamente, versando complessivamente 5 milioni di franchi. Altri 2-3 milioni dovrebbero provenire da istituzioni e organizzazioni coinvolte nella questione. Il denaro dovrebbe servire per versare prestazioni a persone traumatizzate o che hanno patito gravi pregiudizi sociali, economici e alla salute. Vista l'età avanzata di molte vittime, secondo i partecipanti alla tavola rotonda i lavori e l'attuazione delle misure dovranno essere portati avanti con sollecitudine.

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