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Svizzera
Evita (per la seconda volta) la revoca del permesso
Evita (per la seconda volta) la revoca del permesso
Evita (per la seconda volta) la revoca del permesso
Redazione
8 anni fa
Il TF ha annullato l'espulsione di un 36enne croato, sieropositivo e affetto da epatite C, condannato più volte

Un 36enne cittadino croato è riuscito nell'impresa (giuridica) di evitare per ben due volte la revoca del suo permesso di domicilio nonostante una lunga serie di condanne collezionate tra il 2002 e il 2017, in particolare per furto, minaccia, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari e infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti.

Nonostante due ammonimenti, nel 2003 e nel 2007, e lo spettro dell’espulsione l’uomo aveva continuato a interessare a più riprese le autorità giudiziarie zurighesi. Nel 2011 aveva evitato una prima volta la revoca della sua autorizzazione di soggiorno, ma nemmeno questo lo aveva frenato dal commettere nuovi crimini e nuove infrazioni. In quel caso la misura era stata giudicata eccessiva (nessuna delle condanne comminatagli superava infatti i 12 mesi d carcere).

A fine luglio 2016 l’Ufficio della migrazione zurighese gli aveva nuovamente revocato il permesso di domicilio, intimandogli di lasciare la Svizzera entro il 26 settembre 2016. Il 36enne aveva ricorso senza successo fino al Tribunale amministrativo del Canton Zurigo, ma ha invece ottenuto ragione al Tribunale federale (TF).

Per i supremi giudici losannesi il comportamento del ricorrente non ha danneggiato nessun bene giuridico particolarmente rilevante, mentre l'interesse pubblico nell'allontanarlo non può prevalere sul suo interesse privato a restare in Svizzera, dove il 36enne segue diversi trattamenti medici per curare la sua sieropositività e l'epatite C di cui è affetto. Nessuna delle condanne comminategli, ha spiegato la Corte, supera i 12 mesi di carcere, una durata che giustificherebbe la revoca di un'autorizzazione di soggiorno.

Il TF ha inoltre rigettato le osservazioni dell'Ufficio della migrazione zurighese, che aveva fatto leva sulla recente condanna a 20 mesi di carcere per droga e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari inflittagli dal Tribunale distrettuale di Winterthur. La pena sarebbe sì sufficiente a giustificare la revoca del suo permesso C ma, essendo stato presentato un ricorso. la suddetta sentenza non è ancora cresciuta in giudicato e non può essere considerata.

Inoltre, il giudice che ha pronunciato la sentenze ha rinunciato all'espulsione penale e pertanto, ai sensi dell'Art. 63 LStr, la Corte federale ha rammentato che un permesso di domicilio "non può essere revocato per il solo motivo che è stato commesso un reato per il quale il giudice penale ha già pronunciato una pena o una misura ma ha rinunciato all'espulsione". Con sentenza del 15 novembre scorso pubblicata venerdì, il TF ha dunque dato ragione al ricorrente, annullando la decisione del Tribunale amministrativo zurighese.

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