
Eveline Widmer-Schlumpf è contraria alla reintroduzione, in Svizzera, di una politica d'asilo regolata da contingenti: all'inizio dell'anno la ministra della giustizia si era ancora mostrata aperta nei confronti di tale pratica, usata in Svizzera per quasi cinquant'anni, ed archiviata alla fine degli anni 90. La notizia, pubblicata oggi dal "Bund" e dal "Tages-Anzeiger", è stata confermata all'ATS dal portavoce dell'Ufficio federale della migrazione Michael Glauser. La consigliera federale giustifica il cambiamento di rotta con l'incremento del numero di richieste d'asilo, con la situazione sul mercato del lavoro e con i costi generati dall'integrazione. In passato la Svizzera aveva accolto numerosi contingenti di rifugiati: ungheresi (nel 1956), cecoslovacchi (nel 1968), cileni (nel 1973) e poi vietnamiti e polacchi (anni 80). Anche profughi tibetani erano stati ammessi in gruppo. Gli ultimi contingenti autorizzati - in collaborazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) - erano stati quelli dalla ex-Jugoslavia: tra il 1991 e il 1995, 500 persone avevano beneficiato di tale provvedimento. Nel 1999 la Svizzera aveva spontaneamente accolto 2'500 kosovari in fuga dalla guerra, ma senza ricorrere ufficialmente al contingentamento. Da allora, l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), diversi cantoni e l'UNHCR stesso hanno più volte invano sollecitato un ritorno alla politica dei contingenti. ATS
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