
Durante la scorsa estate sulle Alpi svizzere si è verificato un numero straordinariamente alto di crolli di rocce a causa delle temperature torride. A renderlo noto è l'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) tramite un comunicato odierno. Le dimensioni di questi crolli - avvenuti soprattutto nelle regioni interessate dal permafrost a partire dai 2500 metri sopra il livello del mare - variavano da alcune centinaia sino a diverse decine di migliaia di metri cubi. I crolli - sempre secondo SLF - sono stati presumibilmente provocati da un insieme di fattori. Le alte temperature dell'aria hanno riscaldato la roccia e il ghiaccio presente nelle fessure, indebolendo così la stabilità. Allo stesso tempo l'acqua infiltratasi nelle fessure ha esercitato una pressione idrostatica e quindi destabilizzato la roccia. La maggioranza dei crolli è avvenuta agli inizi di agosto. Il 28 luglio si sono distaccati dal versante occidentale del Piz Cambrena (GR) circa 5000 metri cubi di roccia. Il crollo più consistente è stato osservato il 2 settembre a 3400 metri di quota, sul versante ovest del Grande Dent de Veisivi (VS), con un volume stimato di 80'000 metri cubi.
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