
È costato decisamente caro lo stato “impegnato con” pubblicato da un cittadino serbo su Facebook. L’uomo, infatti, oltre ad essere andato incontro alle ire vendicative della moglie ignara dovrà pure lasciare la Svizzera.
È quanto ha deciso negli scorsi giorni il Tribunale federale, respingendo il ricorso presentato contro la decisione della autorità argoviesi che ne avevano disposto il rimpatrio dopo 5 anni di permanenza in Svizzera.
L’uomo aveva sposato in Serbia una cittadina elvetica nel settembre del 2011, per poi raggiungerla nell’ambito di un ricongiungimento familiare a inizio 2012, anno in cui aveva ricevuto un permesso di dimora. Tre anni dopo, guarda caso appena 20 giorni dopo il termine minimo di 3 anni di vita coniugale necessario per poter deporre una domanda di naturalizzazione, l’uomo aveva chiesto il divorzio.
Galeotto fu però Facebook. Non si sa se inavvertitamente o meno, ma l’uomo aveva postato nello stesso anno un aggiornamento dal quale si evince che, in realtà, aveva una fidanzata in Serbia da più di un anno. La moglie, sedotta e abbandonata, si era rivolta all’Ufficio della migrazione argoviese che, dopo le verifiche del caso, aveva deciso di non rinnovargli il permesso di dimora intimandogli di lasciare la Svizzera.
L’uomo aveva inutilmente ricorso fino al Tribunale federale, ma per i giudici losannesi si è trattato di un palese caso di matrimonio di comodo.
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