
Era entrato in Svizzera nel lontano 2003 e da allora vi era rimasto senza beneficiare di alcun permesso di dimora o domicilio e ricorrendo a saltuari lavori in nero. Ora un 41ene algerino dovrà definitivamente lasciare il Paese.
Galeotto fu un furto con scasso commesso nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2018, quando si era arrampicato sul terrazzo di un appartamento prima di sfondarne la porta-finestra con un sasso e impossessarsi di 1'000 franchi in contanti e di oggetti per un valore totale di 500 franchi.
Condannato in secondo grado dal Tribunale d’appello del Canton Ginevra a sei mesi di carcere e all’espulsione dalla Svizzera per una durata di 5 anni per denuncia mendace, furto, danneggiamento, violazione di domicilio e infrazione alla legge federale sugli stranieri, il 41enne si era rivolto in ultima istanza dal Tribunale federale (TF) per evitare almeno l’espulsione penale, ma senza successo.
I giudici di Mon Repos hanno dato ragione all’istanza inferiore respingendo la tesi del 41enne, che aveva sempre sostenuto di essere stato ubriaco la sera dei fatti e di non ricordarsi nulla di quanto accaduto. Ad inchiodarlo, però, le tracce di DNA riscontrate sul sasso usato per commettere il furto.
Nella sentenza del giugno pubblicata negli scorsi giorni il TF ha ritenuto che le condizioni affinché il giudice potesse rinunciare all’espulsione penale prevista dall’Art. 66 CP fossero venute a mancare e ha quindi confermato la decisione della Corte d’appello ginevrina.
(Sentenza 6B_598/2019 del 5 luglio 2019)
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