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Espropriare gli averi degli oligarchi russi, Cassis: "Solo con il consenso internazionale"
© WEF
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Keystone-ats
4 anni fa
Al WEF i rappresentanti ucraini hanno rilanciato l'idea di far capo ai patrimoni russi bloccati all'estero. Ma attualmente le leggi elvetiche non consentono una confisca e servirebbe un adeguamento del diritto internazionale.

I patrimoni degli oligarchi russi congelati sono una possibile fonte per la ricostruzione dell'Ucraina. Sono le parole riportare oggi con enfasi dal "Tages Anzeiger" pronunciate al Forum economico mondiale (WEF) di Davos dal consigliere federale Ignazio Cassis. Quest'ultimo, tuttavia, ha moderato questa affermazione, sostenendo che un simile passo richiederebbe una modifica legislativa e dovrebbe basarsi su un ampio consenso internazionale.

Chiesti aiuti e armi per la ricostruzione dell'Ucraina

Stando al quotidiano zurighese, i rappresentanti ucraini a Davos hanno chiesto con insistenza non solo armi per vincere la guerra, ma anche aiuti per la ricostruzione del paese devastato dai combattimenti. Stando alla ministra dell'economia di Kiev, Julija Swiridenko, la stima dei danneggiamenti si aggira oramai attorno ai 1000 miliardi di dollari. I 18 miliardi di euro promessi dall'Ue coprono solo le spese correnti del paese sotto attacco. Da qui l'idea di far capo anche ai patrimoni russi bloccati all'estero: finora in Svizzera sono stati rintracciati averi per un valore di 7,5 miliardi di franchi.

Ci vuole un consenso internazionale

Durante un incontro con Cassis al WEF, il premier ucraino Denis Schmihal ha chiesto la confisca di tali patrimoni. Una richiesta che la Svizzera riconosce ma solo se sostenuta internazionalmente. Una rompicapo col quale si stanno confrontando in questo momento l'Onu, il G7 e l'Ue in un gruppo di lavoro al quale partecipa anche la Confederazione. Al momento, in ogni caso, le leggi elvetiche non consentono una confisca, ha affermato il consigliere federale ticinese. Apparentemente è necessario anche un adeguamento del diritto internazionale, ha spiegato il ministro degli esteri: il diritto di proprietà è un diritto umano e, al momento, possono essere confiscati solo patrimoni di origine illecita. Finora, ha aggiunto, nessun paese ha espropriato gli oligarchi.

Per i banchieri la Svizzera non deve farsi mettere sotto pressione

I banchieri presenti a Davos, sentiti dal quotidiano svizzerotedesco, hanno soprattutto messo in guardia la Svizzera da una fuga in avanti in questo dossier; soldi bloccati sono presenti anche a Londra e negli Stati Uniti. La Svizzera non dovrebbe insomma farsi mettere sotto pressione dall'estero: qualora si arrivasse a una confisca, quest'ultima dovrebbe poggiare su una soluzione decisa a livello internazionale. In caso contrario, a soffrirne sarebbe la piazza finanziaria elvetica. L'idea di una confisca lancia, a detta dei banchieri, un segnale pericoloso verso l'estero. Sottrarre denaro a clienti, ai quali non si può rinfacciare nulla, solo perché russi, è una faccenda delicata.

Il caso del Canada

Argomentazioni che non hanno impedito ad altri paesi di agire diversamente, come il Canada, spiega il "Tages Anzeiger". Qui il governo ha confiscato 22 milioni di dollari riconducibili al miliardario Roman Abramowitsch, con l'intenzione di versarli all'Ucraina. Ma per i rappresentanti del mondo bancario elvetico non si tratta di un buon esempio: il Canada non ha una piazza finanziaria globale che dipende dalla fiducia dei clienti.

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