
Gli svizzeri voteranno sugli allentamenti approvati dal parlamento in materia di esportazione e riesportazione di materiale bellico. Un'alleanza composta di PS, Verdi, Partito evangelico (PEV) e ONG ha depositato oggi un referendum munito di oltre 75.000 firme.
L'allentamento delle condizioni fissate dalla legge sul materiale bellico è un «lasciapassare totale» in materia di esportazione verso 25 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, critica il comitato. Allo stesso tempo, la revisione della norma vieta esplicitamente la fornitura di armi all'Ucraina, attaccata dalla Russia.
La consigliera nazionale Priska Seiler Graf (PS/ZH) ha definito la cosa «assurda», visto che il parlamento aveva inizialmente voluto modificare la legge per sostenere Kiev. Seiler ha denunciato una revisione al servizio dell'industria degli armamenti.
«Più guerre significano più profitti», ha affermato l'ex consigliere nazionale Josef Lang (Verdi/ZG), membro del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), sottolineando che non si parla delle vittime delle armi esportate.
«Smettiamo di misurare l'impegno della Svizzera in base a queste ultime», ha aggiunto il consigliere nazionale Gerhard Andrey (Verdi/FR). In quanto Stato neutrale, la Svizzera deve piuttosto agire per proteggere se stessa e il mondo attraverso il diritto internazionale, la mediazione per la pace e il rafforzamento delle istituzioni internazionali.
In questi tempi turbolenti, la Svizzera non deve rinunciare ai suoi valori, secondo Andrea Zellhuber, dell'organizzazione non governativa (ONG) umanitaria Terre des Hommes. Il Paese deve rimanere credibile.
I promotori del referendum si oppongono al fatto che le armi svizzere finiscano in conflitti civili e internazionali o nelle mani di regimi che violano gravemente i diritti umani. «La Svizzera non deve alimentare le guerre nel mondo fornendo armi a regimi autoritari».
L'Alleanza Sicurezza Svizzera avverte invece che senza una revisione della legge sul materiale bellico «l'industria degli armamenti ancora presente» in Svizzera «e con essa oltre 150'000 posti di lavoro» scompariranno completamente: in un comunicato odierno scrive che «da mesi PS, Verdi e Gruppo per una Svizzera senza esercito diffondono false informazioni e scenari di terrore trasparenti, aggrappandosi a un'utopia».
Tra i membri del comitato direttivo di Alleanza Sicurezza Svizzera - che riunisce le principali organizzazioni nel campo della politica di sicurezza svizzere e mira a contrastare attivamente il GSsE - figurano, tra gli altri, il consigliere agli Stati Werner Salzmann (UDC/BE), i consiglieri nazionali Jacqueline de Quattro (PLR/VD) e Reto Nause (Centro/BE).
Le Camere federali hanno deciso di autorizzare a priori le richieste di esportazione di Stati il cui regime in tale ambito è simile a quello della Svizzera, anche se sono coinvolti in un conflitto armato. Si tratta di 17 paesi europei sui 27 dell'Unione europea (UE), nonché di Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Argentina, tra gli altri. Il Consiglio federale potrà rifiutare tali richieste in caso di circostanze eccezionali.
Il parlamento ha approvato un ulteriore allentamento, sulla questione delle riesportazioni di armi verso un Paese terzo. In linea di principio si rinuncia alle dichiarazioni di non riesportazione, anche per singoli pezzi e componenti di assemblaggio, qualora sia accertato che la consegna rientri in una catena di valore internazionale. Il governo potrà tuttavia richiedere tali dichiarazioni qualora sussistano motivi particolari.
I promotori del referendum criticano a maggior regione l'allentamento in quanto esso interviene solo pochi anni dopo l'entrata in vigore, nel 2022, del controprogetto all'iniziativa popolare «Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)». Attualmente è vietata qualsiasi vendita se un paese è coinvolto in un conflitto o se viola gravemente i diritti umani.
L'alleanza riunisce una ventina di organizzazioni. Aveva avviato la raccolta di firme all'inizio dell'anno, dopo l'adozione della legge a dicembre. La votazione popolare si terrà probabilmente a settembre o a novembre.

