
Resterà dietro le sbarre l'ex insegnante vallesano condannato lo scorso 21 maggio dal Tribunale distrettuale di Sierre (VS) a tre anni e quattro mesi di detenzione e all'interdizione di cinque anni di esercitare una professione a contatto con minori per atti sessuali con fanciulli (vedi articolo suggerito).
Al centro del processo, lo ricordiamo, figuravano metodi di "risveglio dei sensi" organizzati dall'insegnante nell'ambito scolastico. Durante uno di questi, che consisteva nel farsi una doccia o cambiarsi al buio dopo un corso di ginnastica, il docente aveva spiato giovani allieve a loro insaputa. In un'altra circostanza, aveva proposto ad alcune allieve di partecipare individualmente a degustazioni di frutta al buio e ne aveva approfittato per introdurre il pene nella loro bocca.
La Corte aveva ritenuto "coerenti e credibili" le dichiarazioni delle vittime e respinto senza esitazioni la tesi di un complotto ordito nei confronti dell'ex insegnante, oggi 49enne. È "inverosimile" che le sette vittime abbiano inventato i fatti, avvenuti tra agosto 2011 e novembre 2013. I giudici, tuttavia, non avevano ordinato alcun trattamento ambulatoriale per disturbi mentali come richiesto dalla procura. Il 49enne si era inizialmente rifiutato di presentarsi a processo e la Corte aveva dovuto spiccare nei suoi confronti un mandato di comparizione. L'ex insegnante era arrivato all'udienza ammanettato e attorniato da due poliziotti.
Dopo la condanna l'uomo si era rivolto al Tribunale federale (TF) di Losanna chiedendo la scarcerazione oppure misure alternative alla prigione, come ad esempio gli arresti domiciliari e la sorveglianza mediante braccialetto elettronico, ma i supremi giudici federali, nella sentenza del 24 luglio scorso pubblicata ieri, hanno giudicato "troppo alto" il rischio di fuga, dando dunque ragione all'istanza inferiore.
(Sentenza 1B_332/2019 del 24.07.2019)
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