
Il 1º marzo 2025 l’esercito contava circa 146’700 incorporati. Ciononostante, nei prossimi anni l’effettivo non consentirà di garantire un apporto di personale sufficiente per i corsi di ripetizione, soprattutto a causa delle partenze anticipate. Il primo marzo 2025 l’effettivo di militari incorporati nelle formazioni ammontava a 146’718 unità. Di questi, 105’997 dovevano ancora prestare dei giorni di servizio d’istruzione (72,25%), e 40’721 avevano già adempiuto il loro obbligo di servizio d’istruzione (27,75%). Rispetto al 2024, l’effettivo reale è diminuito di 256 unità. La quota di donne incorporate nelle formazioni è leggermente aumentata, salendo all’1,7 per cento.
Le partenze pregiudicano l’apporto di personale
Dalla realizzazione dell’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs), il numero di partenze anticipate è stato costantemente elevato: più della metà è rappresentata dai passaggi al servizio civile. Tra i trentenni di una classe di reclutamento, circa il 35% sono militari, il 14% presta servizio civile, il 13% è nella protezione civile e il 37% non presta servizio per motivi medici o per altre ragioni. Le persone di quest’ultimo gruppo sono state dichiarate inabili al servizio militare per motivi medici già in occasione del reclutamento o durante l’obbligo di prestare servizio.
Le misure adottate
Per ridurre i problemi riscontrati nell’ambito dell’apporto di personale, l’esercito ha già adottato diverse misure nei settori della comunicazione, del reclutamento, della fidelizzazione e della consulenza, realizzando quanto proposto nei due rapporti del 2021 e del 2022 sull’apporto di personale per l’esercito e per la protezione civile.

