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Berna
Esercito, NATO e neutralità: arrivano le prime critiche contro il rapporto degli esperti
©Chiara Zocchetti
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Keystone-ats
2 anni fa
Il rapporto "è una farsa", un "esercizio alibi" e le sue conclusioni "sono errate". Lo affermano i Verdi, il PS e il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), secondo i quali il documento non fa che confortare la linea della "ministra" della difesa Viola Amherd.

Il rapporto sulla politica di sicurezza presentato oggi da un gruppo di esperti istituito dal Consiglio federale "è una farsa", un "esercizio alibi" e le sue conclusioni "sono errate". Lo affermano i Verdi, il PS e il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), secondo i quali il documento non fa che confortare la linea della "ministra" della difesa Viola Amherd. All'UDC, invece, non piacciono gli inviti a legami più stretti con la NATO e con l'UE. La commissione di studio è stata scelta arbitrariamente, rifiuta il dialogo e ha determinato unilateralmente i temi, secondo gli ecologisti.

Verdi: DDPS non disposto al dialogo

Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) non era disposto a dialogare con altre voci, dichiara la consigliera nazionale Marionna Schlatter (ZH), che ha rappresentato i Verdi nella commissione, citata in un comunicato. Gli ecologisti credevano di essere stati coinvolti in modo costruttivo, proponendo i propri temi e punti di vista. Ma questi non sono stati considerati. "La commissione ha mancato l'obiettivo di dare alla politica di sicurezza svizzera un nuovo impulso che fosse ampiamente condiviso. Una politica di sicurezza è visionaria solo se comprende anche la promozione della pace civile, la prevenzione dei conflitti e la protezione del clima. Altrimenti, è contaminata da paraocchi ideologici", ha aggiunto la verde zurighese.

PS: raccomandazioni di un'altra epoca

Anche per il Partito socialista (PS) le conclusioni del rapporto sono errate e contraddittorie. "Sebbene la probabilità di un attacco convenzionale alla Svizzera sia bassa, è proprio per questo scenario improbabile che il bilancio dell'esercito dovrebbe essere aumentato all'1% del PIL entro il 2030". Tali raccomandazioni risalgono a un'altra epoca e non corrispondono alle sfide future della politica di sicurezza. Il PS ribadisce la richiesta di "una politica di sicurezza all'altezza delle reali sfide del nostro tempo".

GSsE indignato

La commissione di studio non ha ascoltato una sola voce critica, deplorano ancora gli ecologisti. Ad esempio, il GSsE non è stato coinvolto. Quest'ultima organizzazione si è detta indignata per il fatto che Amherd si rifiuti di impegnarsi in un vero dialogo per definire la sua rotta in materia di politica di sicurezza, si legge in una nota odierna. In questo modo, secondo il GSsE, la responsabile del DDPS serve soprattutto i desideri di riarmo dell'esercito e gli interessi della lobby degli armamenti, e cerca di legittimare il suo orientamento verso la NATO.

Anche UDC critica

Questa critica è stata mossa anche dall'Unione democratica di centro (UDC). Secondo il maggiore partito elvetico, tale avvicinamento alla NATO e all'UE segnerebbe la fine della neutralità della Svizzera. La formazione guidata dal consigliere nazionale Marcel Dettling (SZ) sottolinea inoltre la tattica del salame utilizzata dal governo per preparare l'adesione alla European Sky Shield Initiative (letteralmente iniziativa europea per uno scudo in cielo, è un progetto per costruire un sistema di difesa aerea europeo integrato a terra che includa capacità antimissili balistici), partecipare alle esercitazioni militari dell'UE e a collaborazioni con l'esercito del Lussemburgo. In una conferenza stampa odierna, la presidente della Confederazione Amherd si è difesa sottolineando che nel rapporto erano rappresentate tutte le opinioni politiche. La commissione è stata istituita su una base allargata e autonoma. I partiti erano rappresentati, così come gli esperti di vari settori.