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Svizzera
"Erano molto attivi nella missione cattolica"
"Erano molto attivi nella missione cattolica"
"Erano molto attivi nella missione cattolica"
Redazione
10 anni fa
Una giornalista esperta di mafia fornisce nuovi inquietanti dettagli sulla cosca di Frauenfeld

Continua a far discutere l'arresto l'altroieri in Svizzera di quindici persone legate alla 'ndrangheta, tredici delle quali nel Canton Turgovia, due in Vallese (vedi articoli suggeriti).

Per capirne di più, Radio 3i ha intervistato Maria Roselli, giornalista di Zurigo che si occupa da tempo del fenomeno mafia nella Svizzera tedesca.

"È uno spaccato della società normale, abbiamo l'assicuratore, il tassista, o anche il banchiere" spiega la giornalista, confermando le indiscrezioni emerse ieri. "Si tratta anche di persone molto impegnate, nel senso che loro come associazione organizzavano feste, aiutavano dove potevano, per darsi un certo status sociale."

"Questo a prima vista, perché in realtà loro tendevano a controllare il territorio anche in modo abbastanza pressante come lo si fa in Calabria" spiega Roselli. "Ci sono registrazioni in cui dicono, ad esempio, che dovevano loro decidere quali erano i prezzi dei pulman che venivano su dalla Calabria."

La cosca di Frauenfeld partecipava inoltre alla vita religiosa del paese, in modo molto fervente.

"Erano molto attivi nella missione cattolica, e questo è uno degli aspetti che mi ha spaventato di più" spiega la giornalista. "Addirittura la moglie di uno dei capi-cosca è la segretaria della missione cattolica. Anzi, non svolge solo il ruolo di segretaria, ma proprio dell'assistente pastorale. Questo vuol dire che organizza le gite per gli anziani, organizza praticamente la vita della parrocchia."

Quattordici dei quindici arrestati hanno rifiutato l'estradizione in Italia. Cosa significa?

"È chiaro che non hanno nessun interesse ad essere estradati in Italia, dove avrebbero una grossa probabilità di essere condannati. Ho letto che c'è addirittura la possibilità che alcuni di loro vengano rilasciati su cauzione, qui in Svizzera, perché si ritiene che non c'è il rischio della latitanza. Non so queste notizie siano confermate, bisognerà vedere cosa deciderà l'Ufficio federale di giustizia."

"In Italia si sa quante sono le cosche, mentre in Svizzera sappiamo ben poco" conclude Roselli. "Questa cosa è abbastanza preoccupante."

Per ascoltare l'intervista in versione integrale:

http://www.radio3i.ch/clacson/270277/la-mafia-in-svizzera

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