
La sospensione dell'equivalenza borsistica svizzera da parte di Bruxelles è un segnale negativo. Lo afferma il nuovo direttore dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) Jörg Gasser che deplora questo ostacolo ai mercati finanziari.
"Ci sono solo perdenti, non ci sono vincitori", afferma il manager in un'intervista a "Le Temps", riferendosi alle misure di ritorsione "politica" adottate dalla Commissione europea. L'Unione ha deciso di non rinnovare l'equivalenza della borsa svizzera a partire dal primo luglio e Gasser rileva che le misure di protezione attivate dal Consiglio federale a fine giugno hanno finora avuto successo, preservando l'infrastruttura borsistica e lo scambio di azioni svizzere.
"Ora dobbiamo concentrarci sulla questione dell'accordo quadro con l'Unione europea e non complicare ulteriormente il dossier che renderebbe più difficili i negoziati", afferma il direttore dell'ASB, ex diplomatico in precedenza a capo della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali.
L'accordo quadro è di grande importanza per il settore bancario in quanto spianerebbe la strada all'accesso al mercato europeo. "La piazza finanziaria svizzera è chiaramente penalizzata perché non può esportare i suoi servizi nell'Unione europea", sottolinea il direttore generale. Senza l'accesso al mercato comune, vi è il rischio che le banche esportino all'estero determinate attività, con ripercussioni negative sull'occupazione e sulla "diversità del tessuto economico svizzero".
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