
La sicurezza dell'approvvigionamento elettrico della Svizzera è a rischio se non si raggiunge un accordo quadro istituzionale con l'Unione europea (UE). Lo afferma in un'intervista con la Neue Zürcher Zeitung il direttore del gruppo energetico Alpiq, Jens Alder.
Le importazioni senza accesso egualitario alla borsa elettrica europea sono "molto rischiose". "Stiamo seguendo una strategia di importazione con paesi che diventeranno importatori netti in inverno. Ciò non ha senso", sottolinea Alder.
Per stabilire una strategia di acquisto di energia elettrica il settore deve essere regolato da un trattato, aggiunge il direttore di Alpiq, che è anche presidente del Consiglio di amministrazione.
Ma l'accordo sull'elettricità è bloccato a causa della mancanza di un accordo istituzionale con l'UE, aggiunge. "E la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico della Svizzera non può più essere garantita senza un accordo sull'elettricità".
Tenendo conto delle regolamentazioni dei paesi vicini non bisogna farsi illusioni: in caso di ristrettezze saranno prima riforniti i consumatori locali e solo in seguito l'energia elettrica sarà esportata, dice il manager 61enne. Inoltre - aggiunge - il rischio di un'interruzione generalizzata dell'elettricità è nettamente aumentato e continuerà nei prossimi anni.
Alder sottolinea poi che Alpiq per ora non ha alcun interesse a costruire una centrale a gas per compensare la perdita di produzione di elettricità dovuta all'abbandono progressivo del nucleare, come previsto dal programma Strategia energetica 2050.
"Con la regolamentazione attuale, la produzione di elettricità in Svizzera non presenta nessun interesse per le imprese, comprese le centrali a gas. Non ci lanceremo in un'avventura del genere", dice l'ex presidente di Swisscom.
Alder chiede quindi allo Stato di continuare a liberalizzare il mercato elettrico: "Il Consiglio federale deve fare in modo che sia di nuovo redditizio investire capitali privati nei mezzi di produzione di energia elettrica in Svizzera". A suo parere l'apertura totale del mercato, avviata dall'ex ministra dei trasporti Doris Leuthard, è un elemento importante. E "Il Consiglio federale deve mandarla avanti".
Alpiq produce circa un quinto del consumo elettrico svizzero. I risultati del gruppo hanno subito un forte calo l'anno scorso a causa delle fluttuazioni dei prezzi dell'elettricità. L'azienda ha tuttavia ridotto leggermente la perdita netta, a 63 milioni di franchi.
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