
Dal principio del non trattare male, al principio del trattare bene. Da oggi l’educazione non violenta è iscritta nel Codice civile svizzero. Una decisione del Consiglio federale che segue il solco dell’impegno del Canton Ticino. La violenza nei confronti di minori, in Svizzera, è ancora una realtà preoccupante con conseguenze pericolose, come ci dice il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa: “Ci sono diversi studi che mostrano come un'educazione violenta su bambine e su bambini può avere delle conseguenze molto gravi nel percorso del loro sviluppo, della loro crescita e può comportare, oltre che delle conseguenze personali e di tipo sociali, anche delle conseguenze di tipo economico”.
Un cambio di paradigma
Una svolta anche economica, sensibilizzando e informando la popolazione. Le conseguenze, come ansia, perdita di autostima, difficoltà relazionali o aggressività, necessitano interventi e gli interventi costano. Un cambiamento, in sintesi, sì legislativo, ma anche culturale: “Gli obiettivi di queste misure sono molteplici”, afferma De Rosa. “Innanzitutto, far crescere la consapevolezza, quindi informare e sensibilizzare, i genitori, ma anche informare e sensibilizzare tutta la comunità, tutta l'opinione pubblica e la popolazione. È importante procedere a questo cambiamento di paradigma dal non più semplicemente ‘non trattare male’, ma passare al principio del buon trattamento. Bisogna quindi evitare anche quei trattamenti magari meno evidenti come le umiliazioni, le minacce, la violenza psicologica, che non sono visibili, ma possono avere altrettanto delle conseguenze altrettanto negative”.
Il ruolo dei genitori
Ruolo educativo dei genitori non messo in discussione, sottolinea De Rosa. “Questo è un aspetto molto importante e va risposto assolutamente con un convinto ‘no’. Questo cambiamento serve a dare maggior supporto ai genitori, dare maggior consapevolezza, fare capire a noi genitori quanto è importante non avere atteggiamenti violenti e neppure umilianti e degradanti verso i propri bambini. E questo non vuol dire che i genitori non debbano porre dei limiti, anzi, è importante che i genitori sappiano anche dire ‘no’ e sappiano porre dei limiti. È importante ricordare che un trattamento violento, fare violenza fisica o anche di altro tipo, psicologica o delle minacce verso i propri bambini può avere delle conseguenze molto negative e sicuramente fa star male anche i genitori stessi”, sostiene De Rosa. La modifica s’inserisce nel programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini dei giovani tra gli 0 e i 25 anni. Altre attività informative per promuovere il principio dell’educazione non violenta, fa sapere il DSS, saranno sviluppate nei prossimi mesi.

