
Un sì popolare all'iniziativa Ecopop il prossimo 30 novembre sarebbe "davvero una catastrofe" per la Svizzera e "non soltanto per l'economia". Lo afferma il presidente della direzione di Roche Severin Schwan in un'intervista pubblicata oggi dal domenicale zurighese "SonntagsZeitung". Da parte sua il presidente di Economiesuisse, Heinz Karrer, predice una recessione.
"Con la migliore buona volontà non posso immaginarmi che il popolo elvetico lasci passare una iniziativa così radicale", afferma Schwan: "Gli svizzeri non taglierebbero soltanto un po' il ramo su cui sono seduti, ma del tutto", aggiunge il 47enne amministratore delegato austriaco della multinazionale farmaceutica basilese.
La Svizzera gode di grande considerazione per la sua stabilità, la sua apertura e la sua innovazione, una reputazione che si è conquistata nel corso di decenni, rileva Schwan. "Sarebbe bene se Ecopop incassasse un chiaro rifiuto", aggiunge.
Quanto a Roche, "non abbiamo un piano B" nel caso di un'accettazione dell'iniziativa "Stop alla sovrappopolazione" lanciata dall'associazione Ecopop. Il "patron" di Roche non azzarda previsioni su quelle che potrebbe essere la reazione della multinazionale se non dovesse prevalere "il sano buon senso" del popolo elvetico. I suoi piani di investimenti vanno però compresi "anche come chiaro segnale ai cittadini": "Abbiamo fiducia negli svizzeri, vorremmo rimanere in Svizzera e per questo investiamo qui 3,5 miliardi nei prossimi 10 anni".
Secondo il presidente della Federazione delle imprese svizzere (Economiesuisse) Heinz Karrer, si prospettano tempi duri nel caso di un'accettazione dell'iniziativa. Nel giro di alcuni anni diversi rami dell'economia elvetica mancherebbero di manodopera, afferma in una intervista al "SonntagsBlick". "Oltre a causare il sicuro decadimento degli accordi bilaterali Ecopop affonda la Svizzera direttamente nella recessione", avverte Karrer.
A chi chiede una riduzione dell'immigrazione, Karrer risponde: l'economia elvetica va ancora bene, il mercato del lavoro è molto attraente. Ma "se la congiuntura si raffreddasse davvero fortemente, si ridurrebbero anche le cifre dell'immigrazione".
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