
Assurda e dannosa. Così un comitato interpartitico (PLR/PPD/PBD/Verdi liberali ed Evangelici) ha definito oggi l'iniziativa "Stop alla sovrappopolazione" in consultazione il 30 novembre, invitando popolo e cantoni a respingere una modifica costituzionale che, se approvata, metterebbe in serio pericolo gli accordi bilaterali con l'Ue e isolerebbe la Svizzera dal mercato europeo. L'introduzione di quote di immigrazione rigide metterebbe in pericolo decine di migliaia di impieghi con ripercussioni dannose per l'intera economia del paese, ha esordito la consigliera nazionale Petra Gössi (PLR/SZ), sottolineando che l'iniziativa consentirebbe, allo stato attuale, l'arrivo di sole 16 mila persone l'anno, troppo poche per rispondere ai bisogni dell'economia. Molte imprese, che hanno bisogno di un mercato del lavoro flessibile per rispondere rapidamente agli alti e bassi della congiuntura, "non accetterebbe un sì all'iniziativa e se ne andrebbero". A farne le spese sarebbero soprattutto i residenti che rimarrebbero senza impiego, ha aggiunto, precisando che l'iniziativa dell'UDC contro l'immigrazione di massa è ben più flessibile di Ecopop perché almeno prende in considerazione i bisogni dell'economia. Stando al consigliere nazionale Guillame Barazzone (PPD/GE), tassi di immigrazione così bassi come proposto dall'iniziativa sono stati registrati solo poche volte negli ultimi decenni, ad esempio durante la crisi petrolifera del 1973 o la crisi degli anni '90". Insomma, quote così rigide e basse di lavoratori esteri rischiano di condurci in recessione. Inoltre, nemmeno i piani del Consiglio federale per sfruttare appieno le potenzialità del mercato interno riuscirebbero a soddisfare i bisogni delle imprese e di quei settori fortemente dipendenti dalla manodopera estera, come l'agricoltura, il ramo alberghiero e quello sanitario, la costruzione. Circa l'obiettivo perseguito da Ecopop di destinare il 10% dei fondi dell'aiuto allo sviluppo alla pianificazione famigliare, per Marianne Streiff, consigliera nazionale evangelica bernese, l'iniziativa dilapida inutilmente decine di milioni di franchi. "L'idea di inserire nella Costituzione l'obbligo per i paesi poveri di limitare le proprie nascite è assurda", ha spiegato. Un calo delle nascite, "si raggiunge innalzando il livello di formazione e educazione delle donne e delle ragazze". "Spendere oltre 200 milioni di franchi l'anno per distribuire preservativi non è solo uno spreco, ma un duro colpo a progetti a lungo termine destinati alla lotta contro la povertà", ha detto. "È la miseria che spinge migliaia di disperati a tentare la fortuna per venire da noi, non il numero di figli".
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