
«Eravamo insoddisfatti dei produttori affermati». Con questa dichiarazione secca Andreas Uhl, vicedirettore delle Verkehrsbetriebe Zürich (VBZ), l'azienda di trasporto di Zurigo, difende la decisione che sta facendo discutere in tutta la Svizzera: per la prima volta un grande operatore pubblico acquista autobus cinesi, affidandosi al marchio Yutong.
Intervistato oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) il dirigente spiega che le reazioni sono state variegate ma non sorprendenti. «C'è stata una grande eco sui media, il che forse è anche dovuto al periodo di bassa stagione delle notizie. I commenti sono stati vari, ma la maggioranza ha mostrato una certa comprensione per il fatto che vogliamo acquistare bene e con attenzione ai prezzi».
Il manager chiarisce che la scelta non è stata dettata esclusivamente dal fattore economico, smentendo le polemiche su un presunto tappeto rosso steso ai cinesi. Nella complessa gara d'appalto, il prezzo pesava per meno del 50%, mentre qualità, tempi di consegna e sostenibilità giocavano un ruolo decisivo. «Yutong ha ottenuto il punteggio massimo sul prezzo e valutazioni da buone a ottime per i tempi di consegna e l'organizzazione di servizio».
Uno dei fronti più caldi della polemica riguarda la sicurezza informatica e il timore che i mezzi possano essere manipolati a distanza, un'ipotesi sollevata persino da ambienti dei servizi segreti. Su questo punto, Uhl invita alla prudenza ma senza cedere all'allarmismo. «Non possiamo negare la tematica, ma dobbiamo mantenere la misura». E aggiunge: «Ogni fornitore potrebbe teoricamente fermare i suoi veicoli in un modo o nell'altro, ma le aziende non hanno alcun interesse a farlo: si infliggerebbero da sole un grave danno».
Per tutelarsi concretamente, le VBZ hanno adottato accorgimenti tecnici specifici. «Eseguiamo gli aggiornamenti software non 'over the air', cioè tramite la rete mobile, ma con una chiavetta dati che inseriamo nel veicolo», rivela il professionista, spiegando che in caso di problemi esiste sempre un sistema di back-up. Inoltre, l'azienda sta già pianificando test approfonditi: verranno incaricati dei cosiddetti «friendly hacker» - gli intrusori informatici che operano a fin di bene - per sondare le vulnerabilità dei bus e scoprire eventuali punti deboli prima che possano essere sfruttati da malintenzionati.
Quanto alla preferenza per i fornitori autoctoni, spesso caldeggiata dall'opinione pubblica, Uhl è categorico e taglia corto sulle possibilità di un protezionismo locale: «Non c'è alcuna possibilità: non sarebbe conforme alla legge». L'operazione attuale prevede un acquisto su un doppio binario: otto autobus standard da 12 metri da Yutong (tramite la filiale francese) e dodici modelli articolati da 18,5 metri da Daimler Buses Svizzera. Ma l'impresa guarda già al futuro. «Abbiamo concordato con entrambi i costruttori due opzioni per ulteriori 20 e ulteriori 60 veicoli ciascuna, quindi per un totale di fino a 80 autobus aggiuntivi per produttore», annuncia Uhl.
La sperimentazione sarà fondamentale prima di eventuali ordini massicci. I primi mezzi cinesi entreranno in servizio nell'estate del 2027 e, nel frattempo, il personale sarà messo alla prova. Per Uhl l'ingresso di Yutong rappresenta una sfida gestionale, ma anche un'opportunità per uscire dalla zona di comfort tecnologico, in un settore che sta vivendo una rapida transizione verso l'elettrico e l'innovazione.
Come noto, la settimana scorsa il municipio di Zurigo ha autorizzato le VBZ all'acquisto di 20 nuovi autobus elettrici. Ma rivolgendosi ad altri fornitori, perché quelli precedenti di Hess (Svizzera) e MAN (Germania) si sono spesso rivelati guasti o hanno presentato difficoltà di consegna. Obiettivo della città di Zurigo è quello di elettrificare l'intera flotta di autobus, composta da 250 veicoli. In questo modo, le VBZ contribuirebbero in modo significativo alla riduzione delle emissioni dirette di gas serra e del rumore, in linea con gli obiettivi climatici della città.

