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Svizzera
Ecco le reazioni di sindacati e associazioni alla riduzione del canone radiotelevisivo
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 anni fa
Oggi, mercoledì, il Consiglio federale ha bocciato l'iniziativa popolare che chiedeva di diminuire il canone radiotelevisivo a 200 franchi. Il Governo ha proposto in alternativa una riduzione graduale in due fasi, che porterà il valore della bolletta Serafe a 300 franchi entro il 2029. La reazione di sindacati e associazioni dei media non è mancata.

La decisione del Consiglio federale di ridurre gradualmente il canone ha scatenato una serie di reazioni critiche da parte dei sindacati e dei media privati. Il sindacato Syndicom ha definito la mossa "una minaccia diretta al servizio pubblico dei media e alla democrazia", l'SSM invita il Consiglio federale a riconsiderare la decisione, mentre l'Associazione Ticinese dei Giornalisti ha sottolineato i rischi di indebolire il panorama mediatico svizzero in un contesto già segnato da disinformazione e crisi pubblicitaria.  L'Associazione delle radio private e Telesuisse hanno invece auspicato che la quota destinata alle radiotelevisioni regionali non venga toccata. 

syndicom: "Una minaccia diretta al servizio pubblico dei media"

Il sindacato syndicom "critica severamente la decisione del Consiglio federale", si legge in un comunicato. Il controprogetto del Governo è "una minaccia diretta al servizio pubblico dei media e in contraddizione con le basi di una sana democrazia". "Il Consiglio federale ignora da un lato le aspre critiche espresse durante la procedura di consultazione e dall’altro le raccomandazioni delle commissioni parlamentari competenti", afferma Stephanie Vonarburg, responsabile del settore Media e vicepresidentessa del sindacato syndicom. Inoltre, la riduzione del canone per famiglie e aziende porterà a un'inevitabile e significativa "perdita di qualità e renderà impossibile mantenere la diversità nell'informazione nazionale". Anche i posti di lavoro del settore dei media subiranno una massiccia riduzione. Il sindacato dei media e della comunicazione chiede dunque al Governo di rivedere la sua decisione e di "proporre misure per rafforzare il servizio pubblico dei media e la democrazia in Svizzera".

L'SSM è "sconcertato"

"Il sindacato dei media SSM è sconcertato dalla decisione del Consiglio federale di imporre la controversa revisione parziale dell’Ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV), nonostante le severe critiche avanzate sia sul piano procedurale che sostanziale", si legge in una nota. Questa è "un attacco massiccio al servizio pubblico dei media in Svizzera". "È incomprensibile e allarmante che il Consiglio federale stia portando avanti da solo la modifica dell’ordinanza, nonostante il netto rifiuto delle parti interessate", afferma Silvia Dell’Aquila, segretaria centrale del Sindacato dei media SSM. Secondo Dell'Aquila si tratta di una misura che indebolisce il servizio pubblico dei media e mette a repentaglio la democrazia stessa. L’SSM invita dunque l'Esecutivo elvetico "a rispettare le istituzioni e i processi democratici" e "a riconsiderare la sua decisione", proponendo piuttosto delle misure per rafforzare il servizio pubblico dei media e quindi la democrazia svizzera.

ATG: "Non meno, ma più servizio pubblico"

"Di insidie però ce ne sono anche parecchie altre, e tutte ci fanno capire che nel nostro Paese occorrerebbe rafforzare e non indebolire il servizio pubblico radiotelevisivo": è la reazione alla decisione governativa odierna dell'Associazione ticinese dei giornalisti. Come scrive in un comunicato il comitato, alcune delle grandi minacce sono la disinformazione e il calo costante della pubblicità: "Una SSR forte rappresenta di certo lo strumento migliore per evitare il dilagare della disinformazione, un flusso di fake news che rischia di indebolire il nostro sistema democratico", si legge. E indebolire la SSR rafforza ancora più "la voracità di piattaforme statunitensi come Google a danno anche dei media privati". L'ATG si aspettava dal consigliere federale Rösti "una visione a lungo termine, per rafforzare il panorama mediatico svizzero e per evitare ulteriori e gravi perdite di posti di lavoro in questo ambito". Infine, il comitato di ATG presuppone che anche l'unico consigliere federale italofono Ignazio Cassis, abbia votato in favore di questa decisione, a cui rimproverano: "Farsi paladino, con orgoglio, della difesa della Svizzera italiana e poi fare esattamente il contrario, è una contraddizione palese".

La reazione delle radiotelevisioni regionali

In un comunicato congiunto, l'Associazione delle Radio Private (Verband Schweizer Privatradios, VSP), l'Associazione delle Televisioni Regionali Svizzere (Telesuisse) e le Radio Regionali Romande (Radios Régionales Romandes, RRR), esigono che le misure di risparmio siano attuate esclusivamente presso la SSR, come previsto dall'iniziativa "200 franchi bastano". Secondo le associazioni, i risparmi previsti dalla SSR nei confronti dei media privati nel campo delle collaborazioni tra il servizio pubblico e privato "non sono appropriati". Come si legge nella nota, VSP, Telesuisse e RRR si aspettano dunque che il Consiglio federale e la SSR tengano in considerazione i seguenti punti: che la riduzione del canone per le famiglie riguardi esclusivamente la SSR, che nessun risparmio della SSR tocchi i progetti comuni con le radiotelevisioni private, che le iniziative parlamentari presentate per sostenere le radio e le TV private devono essere attuate il più rapidamente possibile e che non avvenga nessuna riduzione dell'adeguamento all'inflazione per le radiotelevisioni private.