
Migros, Whatsapp e Google. Ma anche Coop e Twint. Sono questi i brand preferiti dagli Svizzeri, stando ai risultati dell’ultimo Brand Indicator Switzerland (BIS). Uno studio – o meglio, un sondaggio – che ha interpellato più di 2’500 persone in Svizzera tedesca e romanda (ahimé, niente Svizzera Italiana) e che ha preso in considerazione più di 300 marchi. Ticinonews ne ha quindi parlato con l’esperto di marketing e branding, nonché Decano della Facoltà di Comunicazione, cultura e società dell’USI Luca Visconti. “L’analisi BIS evidenzia come, per i clienti svizzeri, al contempo sembrano dominare due grosse componenti: quella di radicamento nell’identità locale (come Migros, Coop e Lindt), ma anche l’idea di essere proiettati verso una società che è sempre più tecnologica e digitalizzata. Quindi marche come WhatsApp e Google figurano all’interno di questa top ten”.
Social media praticamente assenti
A sorprendere, però, è l’assenza dei social media nei posti più alti nella graduatoria. E questo – come detto – nonostante una società sempre più digitale. “Io credo che molti di questi social media non hanno necessariamente ancora compreso fino in fondo il loro potenziale come marche: di base sono viste come piattaforme per mediare interazioni. Quindi, è come se fossero neutralizzate”.
Performance ed emozioni trasmesse
Per analizzare le risposte sono state incrociate la performance dei prodotti – ovvero quanto sono percepiti utili nella nostra vita – e le emozioni provocate. Stupisce in particolare la posizione di Twint, nato da pochi anni ma che si posiziona al quinto posto, diventando inoltre il metodo di pagamento più apprezzato. La storicità, ci conferma il professore, può quindi favorire la memorizzazione, ma non ci dice tutto. “Non dice nulla sulla capacità di queste entità di essere, ad esempio, percepite come utili, e questo potrebbe essere il caso di Twint: un’applicazione estremamente utile nel quotidiano e che quindi in poco tempo si è guadagnata i favori della popolazione svizzera”.
Toblerone in picchiata
A essere notevole c’è poi il calo di Toblerone, che è sceso drasticamente dal 20esimo al 44esimo posto, presumibilmente a causa delle discussioni sulla produzione all'estero e il rebranding senza il Cervino. Notizie di questo tipo possono infatti pesare, e non poco. “La marca non è altro che un modo delle società post industriali - quindi quelle in cui non si sa più chi fa il prodotto e chi il servizio - di ricreare una finzione di relazione tra il produttore e il cliente”. In questo senso, come anche nelle relazioni umane, quando qualcuno si presenta in maniera diversa rispetto alle nostre aspettative “le sanzioni che possono essere attivate vanno bel al di là di un ragionamento economico: diventa un fatto personale”.
Wikipedia
Una novità di quest’anno nel sondaggio è poi Wikipedia, che ha scavalcato in un solo balzo centinaia di posizioni fermandosi persino al 12esimo posto. Una notizia interessante a livello di cultura ed educazione. “In una società dove tutto si paga, questa idea di una sorta di generosità, che non è necessariamente priva di qualità, può anche attivare delle emozioni. Per me è il perfetto esempio di una marca che combina emozione e funzione”.

