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Il commento
E-voting, "non risolverà l'astensionismo, ma potrebbe portare più persone alle urne"
Redazione
3 anni fa
Il prossimo 18 giugno in Svizzera, a distanza di 4 anni, si tornerà a sperimentare il voto elettronico. Un sistema che rivoluzionerà il modo di votare degli svizzeri? Ticinonews ne ha parlato con il politologo Nenad Stojanovic.

La Svizzera ha la sua piattaforma per il voto elettronico. È stata presentata oggi da La Posta e verrà usata in un progetto pilota in occasione delle prossime consultazioni popolari del 18 giugno nei cantoni di San Gallo, Turgovia e Basilea Città. "Un sistema ampiamente testato e sicuro", ha detto il responsabile dell'unità Servizi di comunicazione del gigante giallo. Ricordiamo che chi non vorrà usarlo potrà continuare a votare tramite la classica scheda. Si tratta di un sistema rivoluzionario? Ne abbiamo parlato con il politologo Nenad Stojanovic.

“Bisogna dire che la Svizzera è all'avanguardia tra le democrazie mondiali per quanto riguarda il voto elettronico: Noi possiamo votare per corrispondenza, una modalità che in pochi altri paesi si pratica. In Svizzera circa nove elettori su dieci fanno capo a questa possibilità quando devono andare alle urne. La Confederazione, da questo punto di vista, è sicuramente un paese aperto alle innovazioni. Il voto elettronico non è una novità, ricordiamo che sono già state svolte all'incirca 300 sperimentazioni nel corso di 15 anni, ma quattro anni fa c'è stata una battuta d'arresto perché si temevano i problemi tecnici e così è stato deciso di sospendere il tutto. Lo si è fatto fino ad oggi, quando grazie al sostegno de La Posta è stata presentata una soluzione tecnologicamente ineccepibile".

Potrebbe portare più persone a votare?

"In Svizzera, in media, si reca alle urne il 45% della popolazione: un 20% vota sempre, un altro 20% non lo fa mai e poi c'è una variabile in base ai temi. Il voto elettronico non potrà risolvere il problema, ma renderebbe più facile la possibilità di esprimersi sui temi in votazione, soprattutto per gli svizzeri che vivono all'estero. Per queste persone spesso ci sono diverse complicazioni perché devono votare per posta e la busta deve arrivare per tempo, altrimenti non viene conteggiata. In questo caso l'e-voting faciliterebbe la loro volontà democratica".

Ma è sicuro?

"È giusto avere delle paure in queste senso, ma gli esperti hanno fatto una serie di prove e assicurano che non è possibile manipolare i risultati. Bisogna fidarsi di queste affermazioni, la fiducia è parte della democrazia. Quando si vota per posta ci si fida delle persone che toccano la busta, bisogna fare lo stesso".

 Qual è il futuro del voto della democrazia diretta? È utopico pensare a delle frequenti consultazioni vista la semplicità con cui si può praticare l'e-voting?

"Democrazia non significa semplicemente chiudere gli occhi, votare sì o no e poi vedere quale maggioranza vince. Bisogna informarsi, farsi un'idea sui temi e sulle persone. Bisogna sapere che cosa si vota. La democrazia resta una sfida".