
La proposta di modifica costituzionale, pubblicata sul Foglio federale, vuole fare in modo che i consumatori possano decidere se consumare alimenti geneticamente modificati o meno. Per questo motivo i prodotti OGM immessi in commercio dovrebbero essere chiaramente etichettati come tali. "Se i gruppi agrochimici e di ingegneria genetica imporranno la liberalizzazione di queste tecnologie, noi, come produttori e consumatori, perderemo la libertà di scelta", ha sostenuto Vanessa Renfer del sindacato contadino Uniterre in una conferenza stampa tenutasi a Berna, in base al testo del suo discorso.
Valutazione dei rischi e principio di precauzione
L'iniziativa domanda anche che tutti gli organismi geneticamente modificati siano sottoposti a una "rigorosa valutazione dei rischi". I contadini che vogliono continuare a produrre senza OGM devono poterlo fare anche in futuro. "I costi e i rischi non dovrebbero essere sostenuti dai nostri agricoltori e consumatori", ha detto il presidente di BioSuisse Urs Brändli. Il principio di precauzione è già oggi presente nella Costituzione e il rischio rappresentato dalle nuove tecniche genomiche è reale, ha aggiunto la consigliera nazionale Martina Munz (PS(SH). "Ecco perché dobbiamo avere regole chiare" per garantire la coesistenza ed evitare contaminazioni.
Moratoria sugli OGM e raccolta firme
L'iniziativa precisa anche, nelle sue disposizioni transitorie, che fino all'entrata in vigore della legge d'applicazione non potranno essere messi in commercio organismi geneticamente modificati destinati a usi agricoli, orticoli o forestali. In questo modo verrebbe de facto prorogata la moratoria sugli OGM che scade alla fine del prossimo anno. Tale moratoria, come ricordato dalla "senatrice" Maya Graf (Verdi/BL), è in vigore da vent'anni. Con l'iniziativa "continuiamo questo impegno e difenderemo in modo convincente l'agricoltura priva di OGM", ha sostenuto la basilese. I promotori dell'iniziativa - l'Associazione per alimenti senza OGM, sostenuta da associazioni agricole, ambientali e di difesa dei consumatori - hanno tempo fino al 3 marzo 2026 per raccogliere le centomila firme necessarie.

