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E se la Svizzera seguisse Trump?
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Redazione
9 anni fa
L'UDC sta pensando a un referendum contro l'accordo di Parigi. Il PS: "Che ci provino, perderanno anche stavolta"

Il presidente degli USA Donald Trump è stato di parola annunciando ieri il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima. Una svolta, la sua, dalle conseguenze imprevedibili, che potrebbe spingere altri Paesi a seguire la stessa strada e a dire addio a quegli impegni presi nel 2015 da 195 nazioni per tagliare il livello delle emissioni inquinanti.

A livello svizzero, chi sembra aver sposato la linea del presidente americano è l’UDC che, stando a quanto rivelato dalla Aargauer Zeitung, starebbe pensando di lanciare un referendum contro la modifica della legge sul Co2 volta all'applicazione dell'accordo di Parigi. Questo dopo averne già criticato l'eventuale ratifica in occasione dei lavori parlamentari in primavera.

Nel dicembre del 2016, ricordiamo, il Consiglio federale aveva proposto la ratifica dell’Accordo, con il Nazionale che aveva dato il proprio benestare il 2 marzo scorso (123 sì contro 62 no). “Non salveranno il mondo con un semplice sì all’accordo”, aveva tagliato corto il consigliere nazionale democentrista Toni Brunner.

Il Consiglio degli Stati si esprimerà molto probabilmente a favore nel corso della prossima settimana e, visti i rapporti di forza alla Camera dei cantoni, il sì all'accordo non è in pericolo anche se l'UDC voterà contro.

Il presidente dell’UDC nazionale Albert Rösti, commentanto l'eventualità di un referendum, non si è dimostrato sorpreso della decisione di Trump. “Con questi accordi rischiamo un crollo della produzione nazionale. Si punterà a far produrre il più possibile all’estero, con standard più bassi. E questo noi aiuta di certo il clima”. L’eventualità di un referendum non è ancora stata discussa a fondo, ma Rösti ha affermato che “verrà considerata quando il Parlamento dovrà affrontare la legge sul Co2, ossia quando si tratterà di decidere quali misure adottare per rispettare i criteri fissati dalla comunità internazionale”.

Il capogruppo socialista in Consiglio nazionale Roger Nordmann, interpellato dal quotidiano argoviese per un commento, non si è scomposto: “Vogliono lanciare un referendum? Che ci provino, andranno incontro a un’altra sconfitta, come è stato il caso recente del voto sulla Strategia energetica 2050”. Della stessa opinione anche la presidente dei Verdi Regula Rytz, che propone addirittura al Consiglio federale di convocare l'ambasciatore americano a Berna per esprimere tutta la delusione della Svizzera.

Dal canto suo, il Consigliere nazionale zurighese ecologista Bastien Girod intende presentare la settimana prossima in Parlamento una proposta volta a imporre una tassa sul C02 su tutti i prodotti provenienti da quegli Stati che non si attengono agli accordi internazionali per la protezione del clima. Anche il PLR intende sostenere l'accordo.

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