
Mais -50%, Patate e barbabietole -20%, ortaggi e frutta -10%. È questo il quadro tracciato del raccolto, per l’anno in corso, dall’Unione Svizzera dei contadini che la settimana scorsa ha lanciato l’allarme: record in negativo per le patate che mai hanno affrontato una crisi di tale portata. I motivi sono riconducibili alle ondate di calore e alla prolungata siccità di quest’estate. La situazione avrà ripercussioni inevitabilmente sui prezzi e quindi anche sul consumatore.
"Siamo molto preoccupati"
Detto ciò, l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana non nasconde la sua preoccupazione e invita a considerare l’acquisto e la produzione di alimenti alternativi. In tal senso, l’ACSI rincara la dose e lancia la settimana contro lo spreco alimentare: “È una notizia che ci preoccupa molto perché se andiamo a vedere quello che sta già succedendo a livello di produzione e ci interroghiamo su quello che succederà nei prossimi anni, il consumatore di certo non è tranquillo”, ci dice la segretaria generale di ACSI Antonella Crüzer. “Quando c'è poca produzione i prezzi aumentano. Il consumatore deve cercare di eliminare o ridurre drasticamente lo spreco che genera, magari anche solo dimenticando delle fragole in frigo o buttando via della pasta che è ancora perfettamente commestibile perché crede che sia scaduta”.
Lo spreco alimentare
All’anno, ogni persona spreca 80 kg di alimenti che equivale a circa 600 franchi di spesa buttata nel cestino. Nel concreto, le associazioni consigliano alcuni accorgimenti pratici come fare la spesa in modo mirato, posizionare più avanti gli alimenti più vecchi e affidarsi, per determinati prodotti, ad olfatto e vista, dopo aver consultato la data di scadenza. Una situazione certo migliorata rispetto al passato, ma di poco, come ci spiega Crüzer: “Sono stati fatti pochi passi. Siamo intorno a una riduzione del 5-10%. Se pensiamo che lungo tutta la filiera ci sono addirittura 300 kg di cibo pro capite che vengono buttati è davvero una quantità ingente”.
Responsabili non solo i consumatori
300 kg sì, perché il consumatore è colpevole solo per un terzo. Ad esserne responsabili per i restanti due terzi sono produttore e rivenditore: “C'è una parte legata alla produzione, poi una parte legata alla grande distribuzione e il commercio al dettaglio e anche una percentuale sulla gastronomia”, spiega Crüzer. “Quindi tutti gli attori coinvolti devono riuscire a darsi da fare di più. Come? Ecco, questo obiettivo ancora non è stato veramente identificato e noi speriamo che ci siano più volontà politiche e più finanziamenti per i progetti che dimostrano di essere validi”.
Qualche trucchetto?
Il produttore poi, ci spiega sempre Crüzer, deve essere sostenuto con dei prezzi equi. La segretaria di ACSI si appoggia poi alla Carta dell’alimentazione sostenibile sottoscritta nel 2022 dal Cantone che rispetta i principi dell’Agenda 2030 dell’ONU e in quest’ottica ci espone degli esempi virtuosi: “Ci possono essere anche altri trucchi: fare dei piatti ‘zero sprechi’ da proporre una volta alla settimana ai propri clienti oppure all'interno di una mensa. Si può fare attenzione alla questione delle porzioni. Poi, quello che dicevamo è anche una questione individuale, di darsi più responsabilità. Cambiamenti climatici e crisi del raccolto sono dunque i due campanelli d’allarme e la settimana contro lo spreco alimentare assume una forma nettamente diversa.

