
15 milioni e mezzo di franchi. A tanto ammontano i fondi messi in campo da sostenitori e contrari per la cosiddetta iniziativa per la sostenibilità, in votazione popolare il prossimo 14 giugno. Una somma decisamente importante - la più alta da quando partiti e comitati sono obbligati a dichiarare le proprie spese - che per il politologo e professore all'Università di Losanna Oscar Mazzoleni riflette l'importanza dell'iniziativa. «È probabilmente la più importante che voteremo in questa legislatura e per diversi motivi. Ha un'importanza legata alle tematiche, alle relazioni con l'UE, al fatto che l'iniziativa intreccia aspetti diversi e politiche diverse, quindi non ci deve stupire l'investimento finanziario di sostenitori e contrari».
Un'alleanza anomala ma non troppo
6,4 milioni di franchi dai sostenitori (principalmente UDC), quasi 9 milioni dai contrari (soprattutto EconomieSuisse, Partito socialista e sindacati). Un'alleanza, quella fra i contrari, piuttosto inusuale ma non così anomala. «Quando si tratta di Unione europea e di immigrazione nell'ambito del mercato del lavoro c'è spesso convergenza tra i sindacati e le associazioni imprenditoriali, quindi non bisogna stupirsi. E visto il suo legame con l'iniziativa sull'immigrazione di massa approvata per pochi voti nel 2014 - prosegue Mazzoleni -, gli oppositori non vogliono lasciare nulla al caso. Anche perché dai sondaggi pure questa si profila come una votazione risicata».
I soldi non sono tutto
All'iniziativa del 9 febbraio 2014 seguì un'impasse sulla sua applicazione. Sarà così, in caso di approvazione, anche in questo caso? Per Mazzoleni tutto dipenderà dall'impatto che l'iniziativa avrà sulle relazioni con l'UE, relazioni che sono già oggetto di discussione nell'ambito degli accordi bilaterali III. Tornando al tema dei finanziamenti delle campagne di votazione, per l'esperto non c'è automaticità tra l'ammontare degli investimenti e i risultati che scaturiscono dalle urne. Anche perché «ci sono altri fattori in gioco» come la capacità di mobilitare categorie di popolazione che potrebbero non andare a votare (o farlo in un altro senso) «e lo si può fare anche senza spendere molti soldi, andando in piazza, in tv, o sui social».

